Visualizzazione post con etichetta intensivo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta intensivo. Mostra tutti i post

giovedì 17 febbraio 2011

Arkeon - seminari intensivi (VHS 4)

Arkeon - Seminari intensivi (VHS 4) from arkeon on Vimeo.

Posto due link dove si possono trovare le descrizioni da me fatte dell'intensivo e alcuni interventi esplicativi di certi esercizi, molto interessanti, postati da Carlo. I link rimandano alle pagine 8 e 9 del topic 'Teorie e tecniche di arkeon'.

inizio descrizione intensivi
intervento di Carlo sul canto – pag.9 descrizione ki training e descrizione effetti respirazione forzata - iperventilazione

(continua dal VHS 3) Siate l’uno di fronte all’altro e quello che direte all’altro è ‘io sono qui per o perchè ‘ (interruzione video che riprende poco dopo) io sono qui per perdonarmi, io sono qui per lasciare mia madre. Sceglietevi una persona e andate ancora più profondamente nella motivazione per la quale siete qui.
Un pezzo della mia storia. Posso riprendere il mio cammino e per un momento vado, vado (…) qual è la mia paura (02:26). ‘La mia paura nell’essere qui è … ‘ vado nelle (…) che ho avuto (02:41). Se volete potete per un secondo chiudere i vostri occhi e lasciate lavorare la domanda dentro: ‘La mia paura nell’essere qui è ...’

La mia paura nell’essere qui è svelare a me stesso la mia illusione;

(notare come il Moccia, con questi ‘suggerimenti’ indirizzi le persone verso determinate ‘loro’ paure);

la mia paura nell’essere qui è scoprire di avere investito male la mia storia, la mia vita; la mia paura nell’essere qui è mettere in discussione ciò che sono.
Guardo qual è la mia paura nell’essere qui. Ora posso riaprire i miei occhi. Sceglietevi una persona a cui condividere ‘qual è la paura che ho nell’essere qui’. Siate l’uno di fronte all’altro. Sceglietevi una persona del cerchio e siate l’uno di fronte all’altro. ‘La mia paura nell’essere qui è…’
Quando parlate guardatevi negli occhi. La mia paura nell’essere qui è scoprire che se non svelo il mio segreto io non posso essere con te.

(Moccia comincia ad introdurre il concetto di funzione salvifica della confessione pubblica, elemento comune a molte sette. In arkeon la confessione pubblica veniva caldeggiata e sostenuta dal motto: ‘la verità vi rende liberi’).

La mia paura nell’essere qui è di non sentirmi pronto.
(06:46) Sceglietevi una persona dalla quale vi sentite minacciati, minacciati non significa soltanto che vi incute timore in senso oscuro, ma anche da una persona da cui vi sentite attratti e che non avvicinereste mai e condividete qual è la vostra paura nell’essere qui. Guardatevi attorno e dite ‘da quella persona io non ci andrei mai’ e andateci.
Ora per un momento mi osservo e guardo qual è la mia intenzione. ‘La mia intenzione nell’essere qui è …’

La mia intenzione nell’essere qui è chiarire la mia direzione e guardare la mia verità. La mia intenzione nell’essere qui è aprirmi all’amore. Guardo qual è la mia intenzione nell’essere qui.

Io voglio chiedervi di guardarvi.
In questi giorni piangeremo, soffriremo e rideremo insieme. Io vi auguro buon lavoro. Avrete anche tutti i sostegni per andare dentro tutto questo.
Ora prendetevi il vostro quaderno e la vostra penna e scrivete (taglio nel video).

Moccia dice di scrivere le domande che i partecipanti hanno formulato a voce sul quaderno. I partecipanti dovanno rispondere a queste domande per iscritto, sul quaderno.

(11:37) Sentite quella che risuona meglio per voi: ‘io sono qui per’ oppure ‘perché voglio’ ‘per …’ due punti; giro la pagina, ‘la mia paura nell’essere qui è…’ due punti; giro ancora la pagina e scrivo ‘la mia intenzione è …’
Ora avrete tempo fino a domani mattina, domani all’ora di pranzo per scrivere … per rispondere a queste tre domande.

Ora faremo un viaggio e poi andremo a cenare, andremo a salutare il fuoco; questo fuoco ci accompagnerà in questi giorni. Potete mettere via cartelline eccetera. La cartellina la potete lasciare in stanza da stasera … (taglio nel video – quando le immagini riprendono, vediamo che i partecipanti sono riuniti vicino al fuoco ‘sacro’).

(13:20) Moccia: … e dopo, anche dopo cena.

I partecipanti si dispongono in cerchio intorno al fuoco e si prendono per mano.

Moccia: non allargatelo troppo (il cerchio) rimaniamo più vicini. Il mio consiglio per voi è di non disperdervi, anche nei momenti in cui siete … tra virgolette ‘fuori dal lavoro’ stateci dentro. E se di notte vi svegliate, avete un pensiero, venite qui al fuoco.
Voglio chiedervi di guardarvi. Attorno a questo fuoco, in questi giorni, accadranno molte cose. Augh. Andiamo a cenare. (qualche partecipante dice ‘grazie’. Il cerchio si scioglie e la gente si avvia a mangiare).

(Dal 16:08 al 16:20 Moccia dice qualcosa a qualcuno a bassa voce. Io riesco a capire solo ‘è il terzo giorno’. Se qualcuno riesce a sentire meglio, per favore aggiunga.)

(0:17:09:11) qui cominciano le riprese del ki training e una voce, probabilmente quella della persona che ha effettuato le riprese, dice chiaramente a che giorno, mese e anno si riferiscono.

Voce: Intensivo, secondo giorno, 6 luglio 2004.

Ci troviamo nello spiazzo davanti al tempietto. I partecipanti sono già posizionati sulle coperte/materassini/asciugamani che si sono portati. Alcuni sono riusciti a trovare posto all’ombra, altri sono sotto il sole. Il ki-trainig comincia presto, di solito alle 8. Esserci è d’obbligo. Se qualcuno manca, il Moccia o uno dei maestri , troveranno il modo di esprimere un certo disappunto per quell’assenza. Solo i maestri possono non partecipare, se vogliono. Arriva Moccia canticchiando ‘Bonjour, bonjour’.

Moccia (rivolto a qualcuno): è stata dura stamattina, eh? Perché? Bello! (comincia a passeggiare avanti e indietro davanti al tempietto. Le persone si alzano in piedi).

Da notare come, nel discorso che segue, Moccia suggerisca precisi percorsi di pensiero ai partecipanti.

Moccia: Il lavoro che faremo, e lo faremo tutte le mattine, non è un esercizio fisico, ma è un lavoro che riguarda l’identità, la relazione mente/corpo, l’unità e da questa unità, ricerca del centro, cioè del punto di potere che ci permette di relazionarci al mondo.
Avere un potere non significa avere uno strumento per uccidere, non significa avere uno strumento per essere migliore di qualcun altro, avere un potere non significa poter utilizzare questo potere per soddisfare i proprio bisogni, ma semplicemente per essere se stessi, per non chinare il capo di fronte (…) avere il coraggio della verità, cioè per essere liberi.
Quando noi ci relazioniamo al mondo, le cose che noi facciamo e sale una domanda dentro: che cosa il mondo si aspetta da me, quello che il mondo si aspetta da me corrisponde a ciò che io sono e a ciò che io voglio. Se io realizzo ciò che io voglio, sono sbagliato; che cosa devo cambiare di me per essere come tu mi vuoi perché tu possa riconoscermi e possa amarmi. E allora quello che io guardo è che le persone crescono e diventano adulte vivendo in funzione degli altri.
Voi siete qui per imparare che nella vostra vita esiste una persona, la più importante di tutte, e siete voi. Siete voi con quello che sentite, con quello che pensate, con quello che avete nel vostro cuore, siete voi capaci di andare nella merda ma anche di risollevarvi da quella, siete voi capaci di toccare il dolore ma anche di comprenderne il significato.
Ecco perché quando noi lavoriamo sul ki, cioè sul potere personale, il vostro potere poi sarete voi a scegliere se metterlo a disposizione dei vostri bisogni o di quello che realmente siete.
Il vostro potere è anche il potere di dire sì o no, la vostra mente è abituata al forse, vediamo; questo non significa non avere una direzione perché una persona può anche evitare le risposte, ma avere il coraggio di prendere una direzione chiara è il nostro scopo. Essere chiari significa essere diretti, essere chiari significa onorare la bellezza, essere chiari significa anche sperimentarsi nell’essere veri.
Questo lavoro avrà una parte fisica, che serve alla centratura, serve a metter radici, e avrà una parte psichica, però parte fisica e parte psichica non sono scindibili fra loro. Infatti quando facciamo un lavoro sul potere personale, lo strumento più importante è la coscienza. Quando fate un movimento, questo movimento può essere vuoto, ma quando faccio un movimento, questo movimento può essere pieno se ci sono con la mia coscienza, per cui seguirete con l’attenzione il movimento del corpo e in quel movimento ci sarete voi. (0:23:56)

Esserci significa che se estendo in quella direzione, la mia intenzione va lì, la mia direzione è quella e mando l’energia. Lavoreremo sulle leggi del potere personale e lavoreremo individualmente ma anche in coppia, sul testare e sull’approfondire le leggi del potere personale.

La posizione da cui partiremo è il seiza (posizione estremamente scomoda e in breve tempo dolorosa per chi non è abituato ad assumerla. Provare per credere. Da notare anche per quanto tempo viene richiesto ai partecipanti di mantenerla).

Potete andare giù (i partecipanti assumono la posizione seiza). Due pugni affiancati sono la distanza fra le ginocchia. Le mani sono, le braccia sono morbide e rilassate qui. Controllate anche che le spalle siano rilassate e il tronco è dritto. Potete prendere un punto nel muro e creare un movimento di respiro circolare dove inspiro dal naso, inspiro dal naso, pausa, espiro dalla bocca aperta ed estendo. Quando estendo mando la mia energia in un punto davanti a me, sul muro. Pausa, inspiro; inspiro attraverso il naso e quando inspiro, seguirò il respiro all’interno del corpo, mandandolo giù sotto l’ombelico, quattro dita. Pausa, espiro con la bocca aperta ed estendo; inspiro, pausa, espiro ed estendo. L’inspirazione e l’espirazione sono lunghe (0:26:14) inspiro, pausa, espiro ed estendo.

Quando espirate, è bene che anche voi sentiate il sound, il suono dell’aria che dal vostro ki, passando attraverso il vostro corpo, arriva nel punto di fronte a voi. Inspiro, pausa, espiro ed estendo. Inspiro, pausa, espiro ed estendo (Moccia passeggia avanti e indietro fra i partecipanti. Si avvicina ora a questo, ora a quello dando consigli a voce bassa). Spalle, rilassa. Inspiro, pausa, espiro ed estendo. Inspiro, pausa, espiro ed estendo.

Nello za zen, questo lavoro andrebbe fatto nel dojo davanti a un muro. Ma sul muro vedreste un’ombra, che è l’ombra del monaco col bastone (da notare che Moccia passeggia fra i partecipanti con la katana di legno in mano!) il quale, per sostenervi nel momento in cui vede che c’è qualche tensione nel corpo, vi dava semplicemente una legnata. Noi saremo più blandi, sarete toccati quando c’è tensione. Controllate che il corpo sia completamente rilassato, il peso verso il basso e il respiro. Inspiro, pausa, espiro ed estendo.

Quello che verrà fuori è che potranno venir fuori dei dolori, ginocchie (dice proprio così!), caviglie, spalla. Potete mandar lì il vostro respiro se sentite questi dolori. Rilassati, apri (a bassa voce, ad un partecipante). Inspiro, pausa, espiro ed estendo. Curate la pausa tra la inspirazione e la espirazione. Espirare ed estendere non è soffiare ma è ahh (emette fiato rumorosamente) mandare il vostro potere fino a quel punto nel muro. Gli occhi sono aperti. Inspiro, pausa, espiro ed estendo.

(0:31:33) Moccia: Se qualcuno di voi prova del dolore, dentro quel dolore c’è un pezzo di resistenza. Quando il vostro lavoro sarà finito quando sarete in grado di stare in questa posizione, in silenzio, per 14 ore, per un mese di fila. E scoprirete che la vostra mente diventa vuota, si svuota persino dell’illusione del dolore. Inspiro, pausa, espiro ed estendo. (credo che questo si commenti da sé) (taglio nel video)

Nell’inspirazione il sentimento è di portare dentro forza vitale, energia; con l’espirazione estendo il mio respiro, insieme ad esso la forza, ma è anche il respiro che porta via le tensioni e che mi connette alla terra. Inspiro, pausa, espiro ed estendo.
Inizieremo e chiuderemo questo lavoro con il saluto. Sulle pareti del tempio – sono io che lo faccio, non voi – sulle pareti del tempio, mettete lì i maestri, che sono le persone che io onoro perché hanno guidato la mia storia. Non date un nome a questi maestri, sono tutti i maestri della vostra vita. (si gira verso il tempio, inchinandosi) Onegai shimasu. (i partecipanti lo imitano). Onegai shimasu.
Ora potete sedervi (0:35:21)

Puoi andare più in dietro, F.? (si rivolge a chi guiderà gli ‘esercizi fisici’ a voce bassa).
Gli esercizi fisici saranno guidati da F. che vi accompagnerà nella parte fisica di questo lavoro. F. è mio allievo da 8 anni, credo, 9 quasi, 10 da 10 anni e è venuto, ha messo il naso dentro, c’ha messo un piede, poi ha detto ‘No grazie’ è sparito per 8 anni, però il lavoro lavora.
Poi dopo 8 anni è tornato, ha bussato alla porta e ha detto ‘Sì grazie’ e da quel momento è cominciato un bellissimo lavoro dove esiste una conoscenza, ma la saggezza non è possedere una conoscenza, ma è sapere come usare la conoscenza che si ha e credo che questo è lo step nel quale noi siamo, perché in fondo, dentro il cuore di ciascuno di noi c’è una cosa che si chiama bellezza e anche conoscenza. Quello che state imparando è come usare questo, quello che imparerete è come usare ciò che siete e ciò che sapete.
Quando fate questi esercizi, fateli mettendoci dentro l’intenzione. Se le vostre mani vanno ai vostri piedi, la vostra attenzione dev’essere lì, se faccio un movimento, la mia attenzione dev’essere lì. Vai F. presentati prima al gruppo.

F: Ciao a tutti, io sono F. da domattina farò la parte del ki training.Grazie.

Tutti: Grazie

Comincia a far fare vari esercizi ai partecipanti ripetendo quasi a pappagallo le indicazioni del Moccia (da 0:38:34) che intanto passeggia fra i partecipanti e ogni tanto interviene per spiegare meglio l’esercizio che i partecipanti stanno eseguendo.

(0:50:14) Moccia: … come se questa mano va giù, raccoglie, sale, va giù. Quando va giù con questa seguo la linea a metà della gamba, come se devo sentire la condizione di stretch dei muscoli (mi permetto un commento personale: trovo davvero irritante questo parlare sgrammaticato ed infarcito di parole inglesi. Mi chiedo come ho fatto a sopportarlo così a lungo. Adesso non lo reggerei 5 minuti!), se volete di strap dei muscoli (ha fatto la battuta, però non ride nessuno)l’esercizio al centro non è qui, ma è total, vado giù, cerco il limite, il confine, vado. Infatti le tensioni sono sulle gambe e in quest’area. Il tronco è dritto, non si piega in avanti. (taglio nel video).

(0:51:35) … di essere una pala meccanica, scavo e risalgo. Questo rende il movimento circolare e permette di cambiare la direzione in maniera morbida. Non state andando lì ma state andando giù. Scavo e torno su … il limite fisico è quello che il vostro corpo può raggiungere. In realtà quando scendo, sono sceso qui ma la mia intenzione è lì. E’ come se la vostra attenzione dev’essere leggermente oltre la posizione del corpo. Questo già permette all’energia di fluire meglio. Se io vado così, il limite fisico è qui, ma la mia intenzione è lì. Ecco perché estendere l’energia mi permette proprio di andare oltre e il corpo segue. Prima in una direzione e poi nell’altra. (0:52:30), quindi scendo e devo proprio avere la coscienza della forza di gravità che mi porta verso la terra. Nella rotazione cerco il limite. (taglio nel video)

Adesso lo stesso esercizio lo farete da qui fino a qui. Visualizzatevi nell’area … (taglio video).
Cercate il livello di massima estensione del movimento. Adesso tutti e due gli omeri … adesso tutti e due indietro … (taglio video).
Oh, quando dite ‘penso di averlo provato’ non lo avete provato. E’ lui, è vero? (si sentono lamenti di dolore da una voce femminile 0:55:39). Lo hai trovato? (Moccia chiede a diversi partecipanti) Taglio video.
… adesso non è il caso di approfondire. Quello che mi interessa è che voi lo massaggiate con un massaggio circolare e usando il respiro, prima una mano e poi l’altra (alcuni tagli nel video) ora posso scrollare le … (taglio video)

Dal 0:56:40 1:00.54 al ci sono vari tagli nel video. Negli spezzoni si vedono i partecipanti che svolgono esercizi fisici guidati dal Moccia.

(1:00:54) Moccia: Potete alzarvi. Una delle cose che noi facciamo è conservare il controllo, anche quando apparentemente siamo lontani, in realtà la nostra mente è abituata a controllare; ora in questo esercizio, quello che farete sarà misurare il livello di controllo, farvi … le braccia sono abbandonate alla forza di gravità della terra. Quando io muovo il mio … quello che muove le braccia è la forza centrifuga.
(Moccia parla al telefono)

(1:02:52) Ora rifaremo questo esercizio, quando batterò le mani vi fermerete, vi fermerete nella posizione in cui siete (batte le mani e i partecipanti si bloccano). Ora, A. e come si chiama lei, un po’ te, un po’ te, un po’ te, R., A., te (indica diverse persone) se io mi fermo, qualcuno batta le mani (mostra come si deve svolgere l’esercizio) allora sono libero dal controllo. Se sono … vuol dire che sto controllando (1:03:46).
Ora prendete una mano, prendete un’altra mano e mettete due dita vicine. Con un dito giro in questa direzione e con l’altro al contrario (mostra il movimento che devono fare. Pochi riescono a farlo bene.) Avete una mente molto limitata.

Ora, esiste una parte psichica dove quello che voi pensate è che una persona sia buona oppure cattiva, che una persona sia generosa oppure … (non riesco a capire quello che dice). Quello che dovete imparare è che dentro di voi c’è questa cosa, c’è una parte di voi che è generosa e una parte di voi che è avida, c’è una parte di voi che è buona e una parte di voi che è cattiva (taglio nel video).
(1:05:28) … quando noi entriamo nel mondo. Un giorno abbiamo mangiato il frutto di un albero che è la conoscenza del bene e del male, queste parti … (taglio nel video) … a un’entità apparentemente oggettiva che … (non capisco) ciò che è bene e ciò che è male … (non capisco) se io vado profondamente dentro di me, mi accorgo che io sono capace di discernere e la cosa che mi permette di discernere è molto semplice: è che il male mi fa male e che il bene mi fa bene.

Le scelte vengono dal cuore e dalla libertà. Tutte le scelte che vengono dalle regole sono deboli e non hanno forza.

Ora riprovate l’esercizio di prima e sentite la forza centrifuga che porta le vostre braccia. Riuscirete a sentirla meglio se il movimento agite dal vostro ki e non dalle spalle. Il movimento è dal bacino … (non capisco, è troppo lontano, non sento quello che dice).

(1:08:16) Quello che faremo adesso sarà guardare questo spazio del controllo e è come se esiste una attività psichica al piano fisico: porto su una mano (alza un braccio, imitato dai partecipanti) normalmente quello che noi facciamo per ehm quando devo portare una mano da questo a questo punto e compio un atto volontario. Proviamo a a staccare, ecco. Scopro che il braccio è arrivato lì.
Se compio un atto volontario, impiegherò energia per portare il braccio da qui a qui e poi devo fare fatica per riportarlo lì.

Chi di voi ha vissuto con fatica? (alcuni partecipanti alzano la mano) Perché eravate scemi, cioè avete, non avete usato l’intelligenza naturale che è dentro di voi ma avete usato il dolore che c’è dentro di voi … e per agire. Chi agisce sotto la spinta del dolore spreca un casino di energia. Il movimento naturale è (fa vedere il movimento) oh, è arrivato lì, la fatica che compie è soltanto questa (i partecipanti riproducono il movimento come indicato dal Moccia).
Guardate un punto di fronte a voi. Inspiro, salgo, espiro, scendo. Cambio braccio … (continua con una serie di istruzioni sui movimenti da fare. I partecipanti eseguono i movimenti secondo istruzioni). Taglio video.

(1:11:29) Qui passiamo ad una nuova situazione. Dopo aver eseguito la serie di esercizi che abbiamo visto, i partecipanti vengono fatti sdraiare a terra sugli asciugamani/coperte che hanno portato.

Chi, guardando quello che è stato fatto fare finora ai partecipanti durante il ki training, abbia pensato che questi esercizi non si discostano molto, in fin dei conti, da quelli che si possono eseguire in un qualsiasi club vacanze, è pregato di seguire con attenzione quello che vedrà da qui in avanti.

Moccia: inspiro ed espiro. Durante i primi tempi della vita intrauterina fino agli ultimi mesi di gestazione, esistono … (taglio nel video) il riflesso della respirazione, poi useremo solo ed esclusivamente la parte alta del torace per cui manderemo l’aria, attraverso la bocca aperta, nella parte alta del torace, per cui inspiro ed espiro attraverso la bocca nella parte alta del torace. Inspiro ed espiro, inspiro ed espiro … (taglio video) torace, inspiro ed espiro attraverso la bocca aperta, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro.

Da notare come Moccia stia aumentando il ritmo delle sue istruzioni. In questo modo i partecipanti sono portati a respirare sempre più velocemente e senza pause fra l’inspirazione e l’espirazione come si può notare al 1:12:40. Una donna, F. l’assistente del ki training e altri collaboratori maestri del Moccia, girano fra i partecipanti appoggiando una mano sul petto di chi non respira abbastanza in fretta per aiutarlo ad aumentare il ritmo di respirazione. (taglio video)

Moccia: … completo; inspiro ed espiro nella parte alta del torace inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, seguendo il respiro veloce e pieno nella parte alta del torace inspiro ed espiro, nela parte alta del torace, la bocca aperta, elimino le pause tra la inspirazione e la espirazione e rendo il respiro circolare e pieno (1:13:12) inspiro ed espiro, inspiro ed espiro (taglio video) … la inspirazione, inspiro ed espiro,

Da notare che Moccia invitava i partecipanti ad espirare ‘facendo sentire il suono dell’aria che esce’. Invito chi guarda questi video a provare ad immedesimarsi nelle persone che vede, che non solo stavano da tempo respirando senza intervalli, con tutto ciò che questo comporta a livello fisico, ma lo facevano anche con tutti i lamenti degli altri nelle orecchie, lamenti che presto diventeranno per molti conati di vomito, pianti disperati e urla. Da tenere anche ben presente che, prima di questo momento, a nessuno veniva detto che durante il ki training si sarebbe fatta una seduta di respirazione forzata, a nessuno venivano spiegati gli effetti di questa respirazione e poi, dopo, questi effetti venivano interpretati da Moccia come ‘processi della persona’ che la seduta aveva portato a galla.[/u]

Elimino le pause tra inspirazione ed espirazione (Moccia gira fra i partecipanti col bastone e tocca il torace a chi non respira abbastanza rapidamente e senza pause) nella parte alta del torace e voglio sentire il sound dell’aria, non della voce ma solo l’aria; inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro (taglio video).

(1:14:00) qui si nota come una delle aiutanti spinga velocemente il torace di una partecipante per non farle perdere il ritmo. Cominciano già a sentirsi, ben chiari, i pianti di alcuni.

Moccia: cerco la massima estensione del mio respiro senza pause nella parte alta del torace con la bocca aperta.

(1:15:30) Cominciano a manifestarsi i devastanti effetti di questa respirazione forzata e prolungata perché [u]ricordiamoci che questo esercizio veniva protratto per un’ora e mezza o più.

Moccia: inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro (incalza i partecipanti) nella parte alta del torace inspiro ed espiro, inspiro ed espiro nella parte alta del torace … inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro senza pause nella parte alta del torace, con la bocca aperta, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, inspiro ed espiro (continua a ripetere queste frasi mentre il video si sposta ad inquadrare partecipanti che stanno visibilmente male SENZA POSSIBILITA’ CHE VI SIA DA PARTE MIA UN VIZIO DI INTERPRETAZIONE! come alcuni volevano far credere quando ancora questi video non erano disponibili e sotto gli occhi di tutti. Adesso si può vedere chi interpretava cosa nei vari blog degli adepti che difendevano e difendono l’ illuminato metodo di evoluzione personale che Moccia sosteneva di avere creato).

Moccia: il corpo è abbandonato alla forza di gravità della terra ed è completamente immobile. Quello che avviene è quasi un senso, fra virgolette, di una soglia dove la paura è quella di perdere il controllo. Inspiro ed espiro, inspiro ed espiro nella parte alta del torace (ripete ‘inspiro ed espiro ’ varie volte).

Prego di notare lo stato dei partecipanti dopo circa un’ora di respirazione forzata e chiedersi se è lecito fare questo a persone ignare perché, ripeto, nessuno sapeva, prima di farlo,a quali pratiche sarebbe stato sottoposto durante un intensivo. Ciò che veniva detto, dal Moccia, dai suoi maestri e da chi l’aveva fatto, era che ‘l’intensivo è uno strumento potentissimo di crescita personale, uno strumento che ti permette di ‘andare dentro ai tuoi processi’.
Nei prossimi video vedremo quanto questi famosi ‘processi’ fossero in realtà indotti a bella posta nei partecipanti attraverso esercizi di condizionamento mentale.

Arkeon - Seminari intensivi (VHS 2)

Arkeon - Seminari intensivi (VHS 2) from arkeon on Vimeo.

I partecipanti scelgono dove sedersi all’interno del tempio. Ad un certo punto viene acceso un faretto e la luce aumenta. Il Moccia ogni tanto si piega verso sinistra perché lo stereo si trova dietro alla sua sedia e lui lo regola secondo necessità.
Quando i partecipanti sono tutti sistemati, si può cominciare.

Moccia: Augh !

Si alza avendo cura di non far rompere il cerchio a chi rimane seduto. Questo gesto ha una sua importanza, in quanto significa non lasciarsi ‘buchi’ o ‘vuoti’ alle spalle, significa ‘chiudere una situazione prima di allontanarsene’ e così via. Tanti anni fa era un gesto che i frequentatori dei seminari imparavano al primo livello, quando il Moccia faceva l’esercizio del ‘trovare il proprio posto nel mondo’ (l’ho chiamato io così).

(0:02:52) Moccia: La prima cosa che faremo sarà una cerimonia semplicissima e brevissima ed è la riunificazione di queste due parti (raccoglie due oggetti dall’interno del triangolo centrale) dove nelle tradizioni sciamaniche questa è la pipa sacra; dove il fornello rappresenta la terra, l’energia femminile e questo rappresenta l’energia maschile, cioè del cielo.

Il nostro compito è portare insieme queste due parti, unire ciò che era separato (così dicendo unisce i due oggetti) e terra e cielo camminano insieme. Questo sarà il segno del lavoro che accompagnerà questi giorni. Sembra semplice ma … (Risatine di qualcuno. Moccia rimette l’oggetto nel triangolo).

Prima dicevo sembra semplice perche spesso mi è arrivata una domanda dalle persone: come faccio a odiare l’uomo che amo? O per gli uomini la stessa cosa nei confronti delle compagne. Il lavoro che faremo sarà duro, si dice doloroso? (rivolgendosi a un maestro che annuisce) issimo, ma anche sacro.

(04:36) Possiamo per un momento chiudere i nostri occhi, e ci sono due parole che ciascuno di voi può pronunciare e sono: SPIRITO VIENI.

Da notare che il Moccia sosteneva pubblicamente che il ‘lavoro’ da lui svolto nei seminari, intensivi ecc fosse GUIDATO DIRETTAMENTE DALLO SPIRITO. Spesso, dopo una delle numerose tirate d’indottrinamento che infarcivano le riunioni dei maestri e i vari seminari, si rivolgeva a qualcuno dei maestri o degli organizzatori o comunque dei fedelissimi dicendo: ‘Ma cosa ho detto? Non mi ricordo niente, ho canalizzato tutto.’ A voce abbastanza alta, in modo che sentissero anche quelli intorno.

Una piccola nota personale: tutti questi richiami allo spirito, se da una parte possono creare nelle persone una certa suggestione, dall’altra non sono certo la prova e ancor meno la garanzia che il ‘lavoro’ arkeoniano fosse spirituale ed è certo ridicolo sostenerlo su queste basi.

Moccia: chi ha il coraggio di farlo alzando la voce può farlo.

Dopo questo invito i partecipanti cominciano ad invocare a voce alta la venuta dello ‘spirito’ ripetendo le parole indicate dal Moccia.

Moccia: Grazie (lascia andare le mani dei vicini). Per tradizione nel nostro lavoro degli intensivi faremo un giro di … dove vi presenterete e lo farete col vostro nome e per tradizione noi questa presentazione la facciamo col sentimento di varcare una soglia, che è quella del giudizio che ciascuno di noi ha su di sé, la paura di sbagliare, per cui il vostro nome lo canterete e cercate qual è la modalità giusta per farlo, l’intonazione giusta.

Su questo esercizio del far cantare il proprio nome e dei possibili effetti sulle persone ricordo che scrisse Carlo. Se qualcuno potesse postare il link al suo post gliene sarei grato.

Moccia: Esiste anche una parte della nostra storia dove noi abbiamo un’idea di noi stessi e questa idea si chiama auto percezione; ma la domanda che ho è ‘quello che penso di me corrisponde realmente a quello che sono? Qual è la parte di me che gli altri vedono e che io non vedo?’ e credo che questa è la parte proprio critica della nostra storia, infatti voi avrete un aiuto: quando canterete il vostro nome tutti gli altri del gruppo vi guarderanno. Guarderanno la gestualità, l’ispirazione (?? non riesco a capire bene la parola che dice) della voce, la postura, i tic che avrete e infatti poi tutti quanti ri-canteranno il vostro nome per mostrarvi quello che voi avete offerto, in realtà quello che siete (07:09).

E … cercate di superare quel momento iniziale di vergogna. Una volta che avete detto il vostro nome e che il gruppo vi ha rimandato indietro questa cosa, poche parole per dire chi siete, da dove venite, che ci fate qui, pochissime parole. (Il primo partecipante si schiarisce la voce).
Moccia: ricordatevi i colpi di tosse prima di cantare.

Il primo partecipante canta il suo nome e quando ha finito, il Moccia ricorda al gruppo di riprodurre anche il ‘colpo di tosse’ che ha preceduto il suo canto del nome.

Da qui in avanti, trascriverò solo ciò che dice il Moccia e non quello che dicono i partecipanti, a meno che non mi sia utile per descrivere qualcosa. La stessa cosa farò durante le condivisioni dei partecipanti negli altri video.

Da notare che i maestri, solitamente, non portano il cartellino con su scritto il nome attaccato al vestito. Anche qualche ‘vecchio’ si prende la libertà di non portarlo.

Notiamo anche che i maestri, nelle condivisioni iniziali, sottolineano tutti la ‘magia’, la ‘bellezza’, il ‘sentire sempre di più’, il ritrovare ‘volti conosciuti’ ecc.

Moccia: Parla col cerchio (rivolto a una signora che, durante la breve condivisione, guardava verso di lui).

Ci sono diverse condivisioni tagliate. Forse può essere di interesse ascoltare la condivisione della moglie del Moccia che, fra le altre cose, dice che guiderà il cerchio delle donne e che si offre come esempio.

(37:25) Isa Moccia: Sono Isa, sono molto emozionata, è sempre un nuovo intensivo, per me.Ho il cuore che mi esplode perché forse è la prima volta che sento, e ho sentito anche negli ultimi giorni, nei giorni precedenti, di voler essere qua. Cioè prima lo vivevo come dovere: sono la moglie di Vito, devo fare l’intensivo, devo lavorare, devo conoscere la gente, devo portare avanti il cerchio delle donne, non devo essere chiusa e invece da un po’, proprio da quando mi sto aprendo a mio marito, sento questa apertura all’esterno ed è un miracolo per me; è l’inizio, nel mio cammino, della fede. E sono … per me questo intensivo è veramente un’apertura, sarà una settimana nuova e interessante e vi auguro buon lavoro e grazie già in anticipo per quello che io imparerò e mi offro, mi offro come esempio, come servizio … (a questo punto il Moccia la ferma facendole capire che si sta allargando troppo. Battutine a doppio senso sul ‘offrirsi’. Risate generali.) Sento questa apertura e posso offrirmi perché sono sua (del Moccia = completamente affidata) perché comincio a sentire l’appartenenza di cui negli anni precedenti abbiamo, ha tanto parlato lui, io ho ascoltato, tentato di ascoltare (… non capisco cosa dice qui) e comincio a sentire questa appartenenza, comincio a sentire, e dico da pochissimi giorni molto profondamente, il sentimento che una donna può essere autorizzata ad essere donna solo da un uomo, e a sentirsi donna, da un uomo. Io credo che la madre, il lavoro che stiamo facendo con le madri serva ad altro, ad altri aspetti del femminile e io in questo, proprio perché sento finalmente l’appartenenza, posso esprimere la mia gioia e posso mettermi al servizio, come presenza. Vi ringrazio.

Io non sono un addetto ai lavori, come del resto non lo è la moglie del Moccia né il Moccia stesso (che pare proprio essere sprovvisto dei titoli necessari ad addentrarsi in argomenti che dovrebbero spettare agli psicoanalisti), ma mi sembra un po’ strano che debba essere l’uomo a dare a una donna l’ “autorizzazione” ad essere donna, a sentirsi donna. Magari qualche persona che ha studiato seriamente l’argomento potrebbe chiarire l’inghippo, chissà.

Arkeon - seminari intensivi (VHS 1)

Arkeon - seminari intensivi (VHS 1) from arkeon on Vimeo.

L’agriturismo ‘Lo Spagnulo’, il posto dove si svolgevano gli intensivi, i pre master e i master training, è circondato da vaste distese di uliveti. Qui abbiamo una panoramica dell’ uliveto che si trova dietro alla zona del tempio. A volte i cavalli dell’agriturismo venivano lasciati liberi di girare in quest'area.

Il cerchio di pietre ripreso all’inizio del filmato è quello al cui interno viene acceso il ‘fuoco sacro’. All’inizio dell’intensivo vengono designati i ‘guardiani del fuoco’, coloro che sorveglieranno a turno il fuoco durante i giorni dell’intensivo. Nei giorni dell’intensivo il fuoco dovrà ardere ininterrottamente, per questo i fuochisti organizzeranno anche turni di veglia notturna.

Uno dei vari esercizi svolti durante l’intensivo è quello di ‘lasciare andare’ nel fuoco sacro (buttarci dentro) oggetti che simboleggiano per la persona le parti malate o perverse del suo passato e/o delle relazioni della sua vita. Consiglio di leggere le varie testimonianze in proposito che si possono trovare sul questo sito.

Si vede poi il Moccia che predispone la coreografia del tempio, luogo in cui si svolgeranno diversi esercizi dell’intensivo fra cui quello delle sedie, la fossa dei leoni, spesso il cerchio delle donne, e vari momenti di indottrinamento in cui il Moccia espone le sue teorie. Come colonna sonora, musica evocativa, spesso degli indiani d’America.

Il significato degli oggetti posti sul pavimento verrà poi spiegato dal Moccia durante la prima riunione. Si torna quindi all’uliveto dove i volontari stanno ammonticchiando legna e rami nel cerchio di pietre che accoglierà il sacro fuoco purificatore.

Interessante notare come, al minuto 10:48 del video, uno dei fuochisti si faccia il segno della croce prima di entrare nel cerchio di pietre per accendere il fuoco.

Quando la scena cambia vediamo il Moccia che sta disponendo grosse candele lungo i vialetti che conducono al piazzale antistante il tempietto, aiutato da maestri di arkeon.

Il triangolo composto da katane in legno e candele si troverà al centro del cerchio formato dai partecipanti sul piazzale del tempio durante la cerimonia di apertura dei lavori. Moccia e un maestro accendono due torce.

17:18 – i partecipanti cominciano a mettersi in cerchio sul piazzale antistante il tempio. Colonna sonora: canti in latino, tipici delle messe solenni (non conosco il nome ‘tecnico’ di questi canti)

Moccia: "Ah, aspetta. Dunque, chi è che si ferma alla porta?"
Voce: "Io."

La zona del tempio è circondata da un’alta staccionata. Vi si accede tramite una porta che viene chiusa a chiave durante gli esercizi, così nessuno può entrare o uscire liberamente dal luogo in cui si svolgono i ‘lavori’. Moccia indica ad alcuni maestri la posizione che devono avere nel cerchio rispetto a lui.

Moccia: "Ahhhh ! Circle."

Prende le mani dei vicini imitato dalle persone che formano il cerchio. Il cerchio è ristretto, composto solo dai maestri iniziati dal Moccia che lo aiuteranno nei vari lavori dell’intensivo.

Moccia: "La sensazione è morbidezza ma anche forza. Chi va a chiamare … ?"

I partecipanti, a turno, dicono una parola che sintetizza il loro stato d’animo in quel momento.

Maestri: "Spirito. Amore. Sereno. Forza. Forza. Fede. Pace. Fede. Inizio. Incontro con Dio. Magia. Forza."

Da notare che dopo le parole ‘Spirito’ e ‘Incontro con Dio’ Moccia emette un suono di approvazione (Au o Augh).

Moccia: "A me mi viene …" (non capisco cosa dice)

Risatine degli astanti.

Voce: "Ogni riferimento è casuale."
Moccia: "Questo è importante, questo intensivo, perché nel fuoco finiranno tutti i certificati vecchi di reiki e credo che bruceremo diversi milioni di roba e anche l’album delle foto di quando io facevo fotografie nei seminari. Come se va via un pezzo della mia storia. Guardo come mi sento … bene, anzi meglio."

Arrivano tutti i partecipanti all’intensivo che si uniscono al cerchio.

Moccia: "Portatevi tutti la cartellina. Non dentro, lasciatela fuori ma l’importante è che ce l’abbiate tutti."

La cartellina veniva consegnata ad ogni partecipante al momento della registrazione, momento in cui si pagava l’intero costo dell’intensivo, all’arrivo. Conteneva un quaderno piccolo, una penna, alcuni fogli bianchi, gli orari dei lavori (NdR. senza alcuna descrizione di cosa si sarebbe fatto!), alcuni fogli con frasi e brani ‘a tema’ di autori vari.

Moccia: "(rivolto ai nuovi arrivati) Potete entrare. The growing, the growing circle. (serie di sospiri sonori) so many, ahhh. "

Quando tutti i partecipanti sono posizionati nel cerchio, Moccia cambia la colonna Sonora che vira decisamente verso la musica new age, rilassante ed evocativa.

Moccia: "Certo."
Voce: "Hanno detto di avvisare 10 minuti prima della fine così fanno trovare apparecchiato."
Moccia: "Prima di quale fine? La vostra fine (risate)."
Voce: "Ambasciator non porta pena."
Moccia: "Volete ruotare un po’ di là? Cerchiamo di farlo cerchio."

Segue un lungo momento di silenzio durante il quale Moccia guarda i partecipanti ed essi si guardano a vicenda.
Cerchio d’apertura. Il Moccia lascia le mani e si mette a camminare dentro il perimetro del cerchio formato dai partecipanti.

Moccia (dal 26:52:21):
"Un giorno mi è venuta un’idea e l’idea è che nella mia vita ci fosse qualcosa che non funzionava. C’era un pezzo di contraddizione, c’era un grosso sentimento di incapacità affettiva e c’era la ricerca di qualcosa che io non sapevo cosa fosse, per cui avevo provato per molti anni a cercare, ma in realtà non c’erano risposte perché qualunque cosa io trovassi dopo un po’ di tempo perdeva il suo valore, perdeva fra virgolette ‘intensità’; perché in fondo ciò che io cercavo era qualcosa che mi facesse sentire da un lato vivo e presente nel mondo ma dall’altra parte non avesse questo sentimento di vitalità fondato sull’eccitamento, perché è facile sentirsi vivi, basta farsi un’iniezione di adrenalina e uno sente che c’ha la forza vitale, ma non era quello perché quello che io cercavo aveva un’altra caratteristica: doveva essere anche autentico. Ma perché fosse anche autentico, c’era un tunnel da attraversare, che era il tunnel dell’inganno ma soprattutto dell’auto-inganno. Era quella parte di me nella quale io me la sono raccontata per cui cercavo delle cose, poi mi stancavo, ne cercavo delle altre; e un giorno ho sentito che avevo bisogno di qualcosa di vero e è incominciata questa ricerca. Se io avessi saputo il dolore che avrei incontrato in questa ricerca forse non l’avrei cominciata ed esiste un punto, che io chiamo punto di non ritorno, quando la coscienza si sveglia, esiste un punto dal quale non potete tornare più indietro, cioè siete obbligati ad andare per forza avanti perché tornare indietro significa toccare un dolore ancora più grande, per cui di fronte a me c’è un grande dolore, dietro di me ce n’è un altro e io sono al centro.

E questa immagine è un po’ come l’immagine di una persona che si tuffa in un fiume con le acque tempestose e forti e deve decidere se deve tornare sulla riva dalla quale è partito e rimanere dov’era, ma ormai la corrente lo porta via, oppure deve decidere se andare con la corrente verso la riva opposta. E infatti nell’arco di questi anni ho chiesto alle persone sì ha visto tutto il dolore che hai attraversato ma sei disposto a tornare indietro? E la risposta è no. Perché in uno spazio di paralisi persino il dolore perde l’autenticità e il dolore diventa il dolore di non poter più provare neanche un dolore autentico, io vi garantisco che il dolore che proverete in questi giorni sarà autentico, sarà completamente autentico, perché in questi giorni incontreremo l’inferno e da quell’inferno verremo fuori, forse non tutti ma credo la maggior parte.

E qualche volta mi viene quella frase ‘morì e fu sepolto, discese agli inferi per risorgere’. E’ vero che questa è la storia di tutti quanti noi. Oggi, ieri oggi abbiamo preparato lo spazio per il lavoro di questi giorni e la sensazione profondissima nel cuore era una grande tenerezza, che è la tenerezza di chi accompagna ma anche la tenerezza di un piano affettivo nel quale il sentimento è di parlare la stessa lingua, di incontrare persone che sono sullo stesso cammino, che è il cammino della coscienza, che è il cammino (pausa ad effetto n.d.trascrittore) dello spirito, che è il cammino, io credo, di Dio. Dico credo perché lascio a tutti quanti voi una possibilità, che è quella di esplorare individualmente questo pezzo e, una delle cose che io ho visto in questi anni è che questo percorso, come qualunque percorso che sia autentico, ha bisogno di alcune cose. Una di queste cose è l’affidamento perché una delle cose che ha toccato la nostra storia è stata una sorta di tra virgolette ‘arroganza’ nella quale io ce la farò da solo, per cui noi abbiamo imparato a non fidarci, abbiamo imparato a coltivare un mondo interiore che è comunque staccato dal mondo reale nel quale, vi parlo di questo mondo interiore, nel quale ci sentiamo protetti, che però non ci porta da nessuna parte per cui io per anni mi sono crogiolato in una sorta di dolore egocentrico e dicevo ‘come soffro’ ed ero veramente pieno di questo. Oggi la sensazione è quella della libertà, è quella dell’ascolto e compare qualche altra cosa, parole come ‘responsabilità’ ‘uminltà’ e ‘servizio’. Ma tutto questo è il frutto di anni di lavoro.

Ora, il mio invito per voi è a vedere quali sono state le spinte, le motivazioni per essere in questo posto, vedere quali sono le cose che state cercando. Chi cerca delle risposte non troverà risposte, forse troverà domande più profonde e lì cominciano i problemi perché per dare una risposta alla domanda più profonda dovrò cercare la domanda successiva e in fondo la risposta stessa è in realtà la domanda. Io guardo come in questi anni è cambiata la domanda e le cose sono diventate sane, sacre e vere.

Se io guardo tutto l’inferno attraversato per arrivare a oggi e guardo come in questo passaggio attraverso l’inferno in fondo il dolore ha una funzione e la funzione del dolore è quella di mostrarmi la strada, di mostrarmi gli spazi nei quali io devo correggere gli eventi della mia storia, ma anche il mio atteggiamento rispetto alla storia.

E dentro tutto questo noi in questi giorni faremo una ricerca profonda e importante, individuale per ciascuno di voi ma anche collettiva e di gruppo dove essere in un cerchio significa essere attorno a un fuoco, significa essere tribù, significa essere con padri e madri sagge, padri e madri saggi di figli che sono i figli che stanno nascendo in questo cerchio.

E dentro questa cosa è come se noi dobbiamo andare a guardare le nostre radici e le dobbiamo tra virgolette ‘purificare’. E quello che toccherete in questi giorni sarà la curiosità, la paura, la rabbia, la tristezza, il dolore ahhh il sentimento di essere stati fra virgolette ‘sconfitti’ ma anche la forza di uscire da quella sconfitta per trovare la direzione.

Ora io voglio chiedervi di chiudere i vostri occhi e di andare al momento in cui avete scelto di essere in questo cerchio, qual è stata la spinta che mi ha portato ad essere qui, quali sono le cose per le quali ho scelto di esserci. E nel momento in cui ho scelto, come mi sono sentito. E guardo il momento in cui ho chiuso alle mie spalle la porta della mia casa, ho salutato le persone che fanno parte della mia vita. E vado a quel momento in cui ho varcato la soglia di questo spazio e ho messo piede in questa terra, quali sono le mie aspettative e quali sono le mie paure. E vado indietro nel tempo al tempo in cui per la prima volta sono entrato in un cerchio, nel mio primo seminario, vado al giorno in cui ho incontrato arkeon, quali erano le cose chi io mi aspettavo e quali cose ho incontrato.

Guardo anche chi era la persona che ho portato in quel primo seminario, quali erano i miei valori, quali erano le cose per cui io avevo combattuto, quali erano i miei desideri, le mie illusioni, qual’era il mio modo di rapportarmi alla mia vita, alla realtà e al mondo e guardo quello che è accaduto in questo tempo, guardo quello che in questo tempo è avvenuto, ma guardo anche come nel mio cuore ho incontrato una direzione che non conosco, ho incontrato una strada, e porto la mia attenzione su queste mani che sono nelle mie mani e guardo per quanto tempo ho desiderato di avere nelle mie mani le mani di qualcuno di cui io potessi fidarmi. Avrei voluto fossero le tue, padre, o le tue, madre. Ma guardo anche una ferita profondissima e una sorta di solitudine. E guardo anche una parte sacra nel mio cuore dove ho sentito muovere la spinta di una cosa che posso chiamare spirito, dove questa spinta mi porta a essere concreto, vero, a essere dentro la mia storia, ed è la stessa spinta che mi porta a lasciare alle mie spalle un cuore di pietra per incontrare un cuore di carne. (…)

Il video si interrompe e riprende inquadrando il Moccia che accende una fiaccola dal piccolo fuoco che arde al centro del cerchio. I partecipanti stanno lasciando uscire un suono che dovrebbe essere il canto della loro anima, che hanno trovato in fondo al loro essere guidati, sempre ad occhi chiusi, dalla voce del Moccia. Il tenore di questo canto cambia, può essere armonico, come in questo caso, o assolutamente cacofonico, pieno di urla di dolore e di rabbia, a seconda di quello che il Moccia suggerisce durante la visualizzazione guidata. Il Moccia comincia a girare nel cerchio con la fiaccola accesa in mano. (41:53)

Ora rimarremo con gli occhi chiusi. Il significato degli occhi chiusi, il significato degli occhi chiusi è misurare la mia capacità di affidarmi. La parte più difficile, ed è la parte che noi abbiamo dimenticato nella nostra storia, è la capacità di avere una guida, un maestro. Quello a cui siamo stati abituati è quando qualcuno ci dice qualcosa è chiederci perché, non è così, oppure io voglio fare di testa mia. Questo è anche giusto, però so che dovrò anche prendermi la responsabilità dei risultati.

Io guardo la mia ribellione a mio padre e oggi guardo la mia obbedienza a mio padre; guardo la mia ribellione a Dio, e guardo la mia obbedienza di oggi e dico grazie per questo mistero, posso permettermi che tu mi prenda per mano e che mi guidi.

Ora simbolicamente faremo una cerimonia nella quale ciascuno di voi dovrà tenere stretta la mano della persona che è davanti a voi, ma anche stretta quella della persona che vi segue e dovrete avere il coraggio di lasciarvi portare. Qualche volta incontrerete degli ostacoli, ci sbatterete la testa contro, è tutta esperienza. Rimanete con gli occhi chiusi e, come dicevano gli antichi, che Dio ve la mandi buona. Qualche volta anche nella merda."

In questo video si vede chiaramente come i partecipanti, cui è stato ordinato di tenere gli occhi chiusi, vengano tirati a camminare facendo lo slalom pericolosamente vicino alle grosse candele poste a terra, col rischio di bruciarsi o incendiare gli abiti. Una persona, infatti, ci cammina sopra (48:52). Dopo aver fatto girare un po’ la gente, il Moccia, che conduce la fila tenendo in mano una torcia, li fa fermare e li sistema in modo che ognuno abbia davanti qualcuno.

Moccia: "Ora potete fermarvi dove siete. Andate più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, un poco più indietro. Oh! Ohhh! Potete fermarvi dove siete (51:29). E quello che voglio chiedervi è di guardare cosa avviene dentro, di guardare se vi siete fatti accompagnare o se c’è stata resistenza o paura. Guardate come il senso di minaccia ha il potere di guidare la vostra storia, la vostra vita. "

Da notare che le persone non hanno gli occhi aperti; comincia una delle numerose visualizzazioni guidate che Moccia usa spesso, suggerendo ai partecipanti le emozioni che dovrebbero provare).

Moccia: "Dove qualunque cosa sia, io non so se posso fidarmi. Però se non posso fidarmi io non avrò neanche risultati, per la mia storia. E quando guardo la mia storia guardo come questa storia qualche volta è scialba: poca gioia, poca bellezza, poco amore. Il desiderio è forte, la spinta è forte, però io non mi smuovo da ciò che penso di me e del mondo, non sono capace di andare oltre, non sono capace di dire sì.

E allora vivrò il mio piccolo mondo, con le mie piccole soddisfazioni, le mie piccole illusioni, le mie piccole paure, la mia piccola vita e continuerò a farmi male. La domanda che sale è “come posso fare per potermi fidare?” La risposta è che la fede non si compra al mercato, ma è qualcosa che uno sente dentro quando è pronto, quando l’anima risuona e la vita si apre. Fino a quel momento, quel che guida la nostra storia è la paura, che è la paura di essere feriti, è la paura di essere abbandonati, è la paura di essere traditi, come lo siamo già stati. Un giorno scopro che la mia vera paura è quella di essere amato, la mia vera paura è quella di scoprire la grandezza che c’è nel mio cuore, la mia vera paura è di scoprire chi sono."

Da notare al 55:47 che già questa ‘visualizzazione emotiva’ comincia ad avere i suoi effetti su alcuni partecipanti.

Moccia: "Nel frattempo, quello che ho fatto è aspettare. Il mio invito per voi, ora, è mettere di fronte a voi la vostra vita. E guardatela, ma soprattutto guardate una cosa che si chiama solitudine."

Panoramica sui volti di alcune donne. Verso il min. 57:30 ne vedremo una piangere sommessamente.

Moccia: "Lascio scivolare davanti ai miei occhi il volto delle persone che ho incontrato, le persone con cui ho avuto una relazione, e la domanda che ho nel mio cuore è se io veramente ti ho incontrato. E scopro che io non potevo incontrarti perché non avevo ancora incontrato me stesso, non potevo vederti perché non avevo ancora visto me stesso, non potevo amarti perché non riuscivo ancora ad amare me stesso, non potevo conoscerti perché non conoscevo ancora me stesso. E guardo come un giorno, nella mia vita, forse è arrivata una luce, ed è la luce che mi ha aperto gli occhi, che mi ha permesso di vederti. Quando vedrete una luce davanti ai vostri occhi, allora li aprirete per incontrare l’altro."

Moccia prende in mano la torcia, che durante la visualizzazione guidata aveva lasciato ardere su un supporto, e comincia il giro fermandosi davanti ad ogni partecipante cui agita la torcia davanti al viso. A quel segnale, il partecipante apre gli occhi e si trova faccia a faccia col Moccia che lo guarda intensamente negli occhi e, a volte, gli mormora frasi ad effetto (tipo ‘bentornato a casa’, ‘ce la faremo’ ecc. – questo lo so perché sono state dette a me personalmente e immagino che anche altri ne abbiano sentite di simili).

(59:45) Qui si nota la posizione delle persone. Il cerchio non è chiuso. Si vedrà a breve che il Moccia prenderà una torcia e, iniziando da una delle estremità della fila (quella che comincia con sua moglie o, in mancanza, con uno dei suoi maestri più fidati) inizierà il giro posizionandosi davanti ad ognuno dei partecipanti. Chi apre gli occhi alla vista della maggiore luminosità causata dalla torcia davanti al viso, dopo essere stato ‘occhi negli occhi’ col Moccia, si troverà ‘occhi negli occhi’ con tutti quelli che lo seguono fino ad esaurimento delle persone.

Si può notare come, soprattutto all’inizio, il Moccia sussurri frasi di benvenuto e di buon lavoro ai partecipanti (ma anche più esplicitamente affettive tipo il ‘ti porto nel cuore’ che viene sussurrato ad un uomo al 1:12),che all’inizio della catena umana sono prevalentemente i maestri iniziati da lui.

Potrebbe sembrare un esercizio ‘leggero’, ma si nota come già molta gente cominci a piangere (1:14) o manifestare uno stato emotivo sovraeccitato.

Le persone all’inizio e alla fine della fila sono sempre maestri iniziati dal Moccia perché anche all’interno del cerchio c’era una precisa gerarchia per quanto riguarda i posti occupati alla destra e alla sinistra del Moccia che era, come comprensibile, il punto più importante della circonferenza.

La fila finisce proprio davanti alla porta del tempio, dimodoché chi arriva alla fine possa lasciare andare la mano di chi lo precede ed entrare a prendere posto nel tempio. Come si può notare, l’ambiente è accuratamente allestito per creare una certa atmosfera: illuminazione a candele, altare entrando sulla sinistra, accessori che dovrebbero indurre una miscellanea di suggestioni con richiami etnico-tribali agli indiani d’America (tamburi in pelle con disegnini di bisonti alle pareti, il teschio di qualche animale in mezzo al triangolo al centro), alla tradizione nipponica (il triangolo è formato da catane in legno da addestramento, lenzuolino con il disegno di un ideogramma che dovrebbe significare ‘reiki’ appeso dietro alla sedia del maestro, riconoscibile anche dal fatto che è l’unica coperta da un drappo bianco), gong di non trascurabile dimensioni che servirà a scandire, fra gli altri, alcuni momenti clou degli esercizi più violenti che avranno luogo durante i giorni successivi e altri che si vedranno man mano.

Fra i ‘pezzi forti’ vi è la statuina che si nota alla base del triangolo formato da catane e ceri al centro della stanza: chiamata Penelope (forse troviamo in questo nome un qualche richiamo mitologico?), col suo ventre cavo e pieno di appuntiti cristalli violacei – è un geodo d’ametista – risveglia e catalizza facilmente i vari ‘processi’ delle donne e/o che coinvolgono le donne – madri, compagne, sorelle ecc ecc -.

Si ringrazia per la seguente trascrizione l'utente Tiresia del forum CeSAP per il tempo dedicato e la grande pazienza (bit.ly/​gGbVTs). E' un operazione molto utile ai fini della ricerca criminologica, per il lavoro degli inquirenti e per tutti quanti, vittime degli abusi psicologici della psicosetta Arkeon vogliano rielaborarne il vissuto.