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giovedì 17 febbraio 2011

Arkeon - Seminari intensivi (VHS 3)

Arkeon - seminari intensivi (VHS 3) from arkeon on Vimeo.

Continua la seduta dopo l’esercizio del cantare il proprio nome.

Moccia: Oggi ancora di più penso che veramente il dono del dolore sia il senso di colpa, che non è il senso di colpa , che non è il senso di colpa per aver trasgredito a delle regole ma è il senso di colpa per essere felici, come se noi ci siamo portati dietro una modalità che è appartenuta alla nostra storia famigliare, personale, e questa diventa il modello per quello che viene dopo, per cui suo padre (indicando uno dei partecipanti) era triste e succubo di sua madre e anche lui è triste e succubo di sua moglie (ride).

Una delle cose più importanti nel lavoro che faremo sarà uno spazio di silenzio dentro perché noi mettiamo veramente tante cose, troppe parole fra noi e l’altro, fra noi e il mondo e credo che proprio uno degli strumenti che noi ci diamo per poter lavorare è l’ascolto e prima di passare a questa cosa che si chiama ‘reality check’ o, diciamo, le regole che il gruppo dovrà avere come realtà fisica, io volevo parlare di alcune regole, invece nella relazione tra noi e nella modalità proprio di comunicazione.

Prima abbiamo parlato di questa cosa che si chiama ‘autopercezione’, per cui io ho un’idea di me, ma l’idea che ho di me corrisponde a ciò che io realmente sono e corrisponde a ciò che l’altro vede (NdR ?? C’è sopra un colpo di tosse e non capisco bene il verbo. Qualcuno riesce a capire meglio?) di me, per cui è come se noi viviamo una schizofrenia fra ciò che noi siamo e ciò che pensiamo di essere, fra ciò che pensiamo che gli altri pensino di noi, tra ciò che gli altri pensano di noi ma che non ci dicono eccetera eccetera, per cui veramente abbiamo una polverizzazione della nostra identità.

Ecco perché quello che noi normalmente abbiamo fatto nella nostra vita è conservare le sicurezze, il che significa questo è quello che io di me penso, questo è quello che penso del mondo e nessuno può mettere in discussione questa cosa.

Se voi volete avere uno strumento di lavoro importante, è molto importante che voi abbiate una parola: questa parola è GRAZIE. Cioè, se uno vi dice ‘il mio giudizio è che sei un pezzo di merda’ piuttosto che dire ‘vaffanculo brutto stronzo’ eccetera uhm (mima il gesto di ingoiare qualcosa di grosso) grazie.

Tenetevela.

E stateci dentro perché innanzitutto esiste un patto e il patto è che noi siamo qui per amore e quindi se qualcuno mi offre delle parti significa che queste parti mi servono e mi servono per guardare una parte di me che io non vedo.

Se io guardo il mondo, è facile poterlo guardare, ma se io voglio guardare me stesso mi serve uno specchio e lo specchio, chi è lo specchio? E’ ciascuno di voi. Per cui, è come se noi abbiamo diverse modalità, a livello energetico, dove esiste un’energia di base che è la struttura dalla quale noi partiamo che si chiama ‘energia automatica’. L’energia automatica è un tipo di energia che è basata … immaginate un computer che ha un sistema operativo e un software. A costruire il sistema operativo e il software sono state le esperienze della nostra vita, quello che abbiamo imparato, i modelli che abbiamo ricevuto dai nostri genitori, le esperienze che abbiamo vissuto nella nostra infanzia e quello che abbiamo incontrato negli anni successivi.

E’ chiaro che una persona che è stata tradita, quando incontra una compagna (… non riesco a capire) … ancora. Per cui è come se noi andiamo a ripetere gli eventi. Per cui quando io vivo senza mettere in discussione ciò che io sono la mia vita diventa tra virgolette ‘automatica’ cioè basata su questo tipo di energia dove, ricevo uno stimolo questo va a interagire col programma e con le esperienze, col background che ho dentro e do una risposta.

Stimolo e risposta sono legati da un legame che è insolubile, ad esempio c’è G. (indica un componente del cerchio), no?, che è disposta a mettersi in discussione e allora io notavo una cosa, oggi, ma l’avevo notata anche ..., allora io dico a G. ‘il mio giudizio è che ogni volta che io faccio una domanda a A. mi rispondi tu (ride). Poi dice S. ‘oh, non lo fa parlare perché ogni volta che uno gli rivolge la parola o gli fa una domanda risponde lei. Allora io dico ‘il mio giudizio è … Allora se ho un background mio personale, cioè ogni volta che io chiedevo una cosa a mio padre mi rispondeva mia madre, sapete in cosa si trasforma, il giudizio? In risentimento. Se, ancora di più, io ho una compagna e ogni volta che qualcuno si rivolge a me risponde lei, questo diventa proprio risentimento.

E allora non userete il giudizio ma userete una forma di risent ‘Io risento con te perché ogni volta che lui parla rispondi tu’ in realtà sto pensando a mia madre, e si scatena tutto un processo che riguarda le proiezioni , perché in fondo la nostra vita è fatta di proiezioni, e se lui (indica un altro componente del cerchio) ha avuto un abuso da suo fratello quando era bambino (da notare che il Moccia non faceva esempi a caso ma diceva sempre cose personali davvero successe alla persona che indicava) in realtà in che cosa ha trasformato questo abuso? In una sfida col maschile, cioè in un conflitto con gli uomini, in un sentimento di sentirsi minacciato dagli uomini e infatti l’attività principale di N. era trovare uomini potenti eh? ( Si rivolge a N. chiedendo conferma) è vero, quasi sempre, e scoparsi le compagne di questi.

Lui in quella maniera, qualcun altro in un'altra, è chiaro che noi abbiamo rispo … questa si chiama ‘energia automatica’. Ricevo uno stimolo, o addirittura lo creo io stesso, lo stimolo, per appagare il vuoto che c’ho dentro e do una risposta.

Ecco perché noi useremo una forma di comunicazione dove quello che io vi chiedo è di usare meno parole possibili . Quando voi dite a qualcuno ‘io ti amo veramente tanto’ è perché non siete capaci di dire ‘io ti amo ’. Dico ‘veramente tanto’ per dire ‘forse c’ho qualche dubbio’. Per cui noi aumentiamo quello che è piccolo e diminuiamo quello che è grande.

Per cui eliminiamo gli aggettivi, gli avverbi e nelle lingue sacre, ad esempio, non esiste una piccola cosa, che è il se. Se io fossi, farei … No, tu lo sei o non lo sei, se lo sei lo fai e è come se noi viviamo al condizionale congiuntivo: mi piacerebbe o se io potessi. Per cui è come se creiamo una realtà virtuale che è separata dalla realtà vera. Il nostro compito è andare nella realtà quella vera. Anche se qualche volta la realtà quella vera ci crea ferite, ci crea dolore, ci crea …

Un’altra cosa che volevo dirvi useremo meno aggettivi possibili. Quando comunicate con le persone guardatele negli occhi e se avete qualcosa da dire a qualcuno, ah siate diretti e siate chiari. Evitate di sedurre per punire: tu sai quanto bene ti voglio però ti voglio dire sei stata una stronza perché … Cioè non c’è bisogno di dire che ti voglio bene. Ditele soltanto che sei stata una stronza o robe del genere. Per cui siate concentrati: poco ma chiaro.

(09:21) Apprezzamenti, risentimenti giudizi e condivisioni. La condivisione è quando abbiamo un pezzo in comune con l’altro, per cui N. e M. possono condividere tra di loro com’è essere abusati dal fratello. Hanno un’esperienza in comune per cui possono parlare della stessa esperienza. Come ce l’aveva tuo fratello (ride e ridono altri del gruppo) a me me lo ha messo nell’orecchio, a te … per cui si chiama condivisione, questa, quando c’è un pezzo in comune che posso condividere con l’altro.

La condivisione diventa giudizio se io osservo un pezzo dell’altro e glielo mostro e ad esempio, M. entra in bagno e tutti quan… e ci sta tre quarti d’ora e gli altri non riescono ad andare in bagno. Lui si prende la rivincita rispetto ai fratelli e gli altri rimangono appesi. Allora questo può diventare giudizio: il mio giudizio è che tu non rispetti le persone. Lui dice ‘No, non è vero’. Grazie è la risposta.

Usate come risposta il tenervi dentro le cose anche quando non vi piacciono. Quando vi viene detta una verità attraverso la forma del giudizio, della condivisione, del risentimento eccetera o dell’apprezzamento, l’apprezzamento potete anche non farlo perché quelli non servono e la sensazione è che rasentano il filo della seduzione, il nostro compito non è sedurre l’altro.’ Ah che bella persona che sei, sei una persona meravigliosa’ non serve a un cazzo tanto a me personalmente non mi serve ah, una verifica sui miei talenti o su quanto ah può essere bella la mia parte bella, quella la conosco. Ah, piuttosto mi serve vedere qual è la mia parte vuota, la mia parte dove io devo lavorare.

Arkeon - seminari intensivi (VHS 1)

Arkeon - seminari intensivi (VHS 1) from arkeon on Vimeo.

L’agriturismo ‘Lo Spagnulo’, il posto dove si svolgevano gli intensivi, i pre master e i master training, è circondato da vaste distese di uliveti. Qui abbiamo una panoramica dell’ uliveto che si trova dietro alla zona del tempio. A volte i cavalli dell’agriturismo venivano lasciati liberi di girare in quest'area.

Il cerchio di pietre ripreso all’inizio del filmato è quello al cui interno viene acceso il ‘fuoco sacro’. All’inizio dell’intensivo vengono designati i ‘guardiani del fuoco’, coloro che sorveglieranno a turno il fuoco durante i giorni dell’intensivo. Nei giorni dell’intensivo il fuoco dovrà ardere ininterrottamente, per questo i fuochisti organizzeranno anche turni di veglia notturna.

Uno dei vari esercizi svolti durante l’intensivo è quello di ‘lasciare andare’ nel fuoco sacro (buttarci dentro) oggetti che simboleggiano per la persona le parti malate o perverse del suo passato e/o delle relazioni della sua vita. Consiglio di leggere le varie testimonianze in proposito che si possono trovare sul questo sito.

Si vede poi il Moccia che predispone la coreografia del tempio, luogo in cui si svolgeranno diversi esercizi dell’intensivo fra cui quello delle sedie, la fossa dei leoni, spesso il cerchio delle donne, e vari momenti di indottrinamento in cui il Moccia espone le sue teorie. Come colonna sonora, musica evocativa, spesso degli indiani d’America.

Il significato degli oggetti posti sul pavimento verrà poi spiegato dal Moccia durante la prima riunione. Si torna quindi all’uliveto dove i volontari stanno ammonticchiando legna e rami nel cerchio di pietre che accoglierà il sacro fuoco purificatore.

Interessante notare come, al minuto 10:48 del video, uno dei fuochisti si faccia il segno della croce prima di entrare nel cerchio di pietre per accendere il fuoco.

Quando la scena cambia vediamo il Moccia che sta disponendo grosse candele lungo i vialetti che conducono al piazzale antistante il tempietto, aiutato da maestri di arkeon.

Il triangolo composto da katane in legno e candele si troverà al centro del cerchio formato dai partecipanti sul piazzale del tempio durante la cerimonia di apertura dei lavori. Moccia e un maestro accendono due torce.

17:18 – i partecipanti cominciano a mettersi in cerchio sul piazzale antistante il tempio. Colonna sonora: canti in latino, tipici delle messe solenni (non conosco il nome ‘tecnico’ di questi canti)

Moccia: "Ah, aspetta. Dunque, chi è che si ferma alla porta?"
Voce: "Io."

La zona del tempio è circondata da un’alta staccionata. Vi si accede tramite una porta che viene chiusa a chiave durante gli esercizi, così nessuno può entrare o uscire liberamente dal luogo in cui si svolgono i ‘lavori’. Moccia indica ad alcuni maestri la posizione che devono avere nel cerchio rispetto a lui.

Moccia: "Ahhhh ! Circle."

Prende le mani dei vicini imitato dalle persone che formano il cerchio. Il cerchio è ristretto, composto solo dai maestri iniziati dal Moccia che lo aiuteranno nei vari lavori dell’intensivo.

Moccia: "La sensazione è morbidezza ma anche forza. Chi va a chiamare … ?"

I partecipanti, a turno, dicono una parola che sintetizza il loro stato d’animo in quel momento.

Maestri: "Spirito. Amore. Sereno. Forza. Forza. Fede. Pace. Fede. Inizio. Incontro con Dio. Magia. Forza."

Da notare che dopo le parole ‘Spirito’ e ‘Incontro con Dio’ Moccia emette un suono di approvazione (Au o Augh).

Moccia: "A me mi viene …" (non capisco cosa dice)

Risatine degli astanti.

Voce: "Ogni riferimento è casuale."
Moccia: "Questo è importante, questo intensivo, perché nel fuoco finiranno tutti i certificati vecchi di reiki e credo che bruceremo diversi milioni di roba e anche l’album delle foto di quando io facevo fotografie nei seminari. Come se va via un pezzo della mia storia. Guardo come mi sento … bene, anzi meglio."

Arrivano tutti i partecipanti all’intensivo che si uniscono al cerchio.

Moccia: "Portatevi tutti la cartellina. Non dentro, lasciatela fuori ma l’importante è che ce l’abbiate tutti."

La cartellina veniva consegnata ad ogni partecipante al momento della registrazione, momento in cui si pagava l’intero costo dell’intensivo, all’arrivo. Conteneva un quaderno piccolo, una penna, alcuni fogli bianchi, gli orari dei lavori (NdR. senza alcuna descrizione di cosa si sarebbe fatto!), alcuni fogli con frasi e brani ‘a tema’ di autori vari.

Moccia: "(rivolto ai nuovi arrivati) Potete entrare. The growing, the growing circle. (serie di sospiri sonori) so many, ahhh. "

Quando tutti i partecipanti sono posizionati nel cerchio, Moccia cambia la colonna Sonora che vira decisamente verso la musica new age, rilassante ed evocativa.

Moccia: "Certo."
Voce: "Hanno detto di avvisare 10 minuti prima della fine così fanno trovare apparecchiato."
Moccia: "Prima di quale fine? La vostra fine (risate)."
Voce: "Ambasciator non porta pena."
Moccia: "Volete ruotare un po’ di là? Cerchiamo di farlo cerchio."

Segue un lungo momento di silenzio durante il quale Moccia guarda i partecipanti ed essi si guardano a vicenda.
Cerchio d’apertura. Il Moccia lascia le mani e si mette a camminare dentro il perimetro del cerchio formato dai partecipanti.

Moccia (dal 26:52:21):
"Un giorno mi è venuta un’idea e l’idea è che nella mia vita ci fosse qualcosa che non funzionava. C’era un pezzo di contraddizione, c’era un grosso sentimento di incapacità affettiva e c’era la ricerca di qualcosa che io non sapevo cosa fosse, per cui avevo provato per molti anni a cercare, ma in realtà non c’erano risposte perché qualunque cosa io trovassi dopo un po’ di tempo perdeva il suo valore, perdeva fra virgolette ‘intensità’; perché in fondo ciò che io cercavo era qualcosa che mi facesse sentire da un lato vivo e presente nel mondo ma dall’altra parte non avesse questo sentimento di vitalità fondato sull’eccitamento, perché è facile sentirsi vivi, basta farsi un’iniezione di adrenalina e uno sente che c’ha la forza vitale, ma non era quello perché quello che io cercavo aveva un’altra caratteristica: doveva essere anche autentico. Ma perché fosse anche autentico, c’era un tunnel da attraversare, che era il tunnel dell’inganno ma soprattutto dell’auto-inganno. Era quella parte di me nella quale io me la sono raccontata per cui cercavo delle cose, poi mi stancavo, ne cercavo delle altre; e un giorno ho sentito che avevo bisogno di qualcosa di vero e è incominciata questa ricerca. Se io avessi saputo il dolore che avrei incontrato in questa ricerca forse non l’avrei cominciata ed esiste un punto, che io chiamo punto di non ritorno, quando la coscienza si sveglia, esiste un punto dal quale non potete tornare più indietro, cioè siete obbligati ad andare per forza avanti perché tornare indietro significa toccare un dolore ancora più grande, per cui di fronte a me c’è un grande dolore, dietro di me ce n’è un altro e io sono al centro.

E questa immagine è un po’ come l’immagine di una persona che si tuffa in un fiume con le acque tempestose e forti e deve decidere se deve tornare sulla riva dalla quale è partito e rimanere dov’era, ma ormai la corrente lo porta via, oppure deve decidere se andare con la corrente verso la riva opposta. E infatti nell’arco di questi anni ho chiesto alle persone sì ha visto tutto il dolore che hai attraversato ma sei disposto a tornare indietro? E la risposta è no. Perché in uno spazio di paralisi persino il dolore perde l’autenticità e il dolore diventa il dolore di non poter più provare neanche un dolore autentico, io vi garantisco che il dolore che proverete in questi giorni sarà autentico, sarà completamente autentico, perché in questi giorni incontreremo l’inferno e da quell’inferno verremo fuori, forse non tutti ma credo la maggior parte.

E qualche volta mi viene quella frase ‘morì e fu sepolto, discese agli inferi per risorgere’. E’ vero che questa è la storia di tutti quanti noi. Oggi, ieri oggi abbiamo preparato lo spazio per il lavoro di questi giorni e la sensazione profondissima nel cuore era una grande tenerezza, che è la tenerezza di chi accompagna ma anche la tenerezza di un piano affettivo nel quale il sentimento è di parlare la stessa lingua, di incontrare persone che sono sullo stesso cammino, che è il cammino della coscienza, che è il cammino (pausa ad effetto n.d.trascrittore) dello spirito, che è il cammino, io credo, di Dio. Dico credo perché lascio a tutti quanti voi una possibilità, che è quella di esplorare individualmente questo pezzo e, una delle cose che io ho visto in questi anni è che questo percorso, come qualunque percorso che sia autentico, ha bisogno di alcune cose. Una di queste cose è l’affidamento perché una delle cose che ha toccato la nostra storia è stata una sorta di tra virgolette ‘arroganza’ nella quale io ce la farò da solo, per cui noi abbiamo imparato a non fidarci, abbiamo imparato a coltivare un mondo interiore che è comunque staccato dal mondo reale nel quale, vi parlo di questo mondo interiore, nel quale ci sentiamo protetti, che però non ci porta da nessuna parte per cui io per anni mi sono crogiolato in una sorta di dolore egocentrico e dicevo ‘come soffro’ ed ero veramente pieno di questo. Oggi la sensazione è quella della libertà, è quella dell’ascolto e compare qualche altra cosa, parole come ‘responsabilità’ ‘uminltà’ e ‘servizio’. Ma tutto questo è il frutto di anni di lavoro.

Ora, il mio invito per voi è a vedere quali sono state le spinte, le motivazioni per essere in questo posto, vedere quali sono le cose che state cercando. Chi cerca delle risposte non troverà risposte, forse troverà domande più profonde e lì cominciano i problemi perché per dare una risposta alla domanda più profonda dovrò cercare la domanda successiva e in fondo la risposta stessa è in realtà la domanda. Io guardo come in questi anni è cambiata la domanda e le cose sono diventate sane, sacre e vere.

Se io guardo tutto l’inferno attraversato per arrivare a oggi e guardo come in questo passaggio attraverso l’inferno in fondo il dolore ha una funzione e la funzione del dolore è quella di mostrarmi la strada, di mostrarmi gli spazi nei quali io devo correggere gli eventi della mia storia, ma anche il mio atteggiamento rispetto alla storia.

E dentro tutto questo noi in questi giorni faremo una ricerca profonda e importante, individuale per ciascuno di voi ma anche collettiva e di gruppo dove essere in un cerchio significa essere attorno a un fuoco, significa essere tribù, significa essere con padri e madri sagge, padri e madri saggi di figli che sono i figli che stanno nascendo in questo cerchio.

E dentro questa cosa è come se noi dobbiamo andare a guardare le nostre radici e le dobbiamo tra virgolette ‘purificare’. E quello che toccherete in questi giorni sarà la curiosità, la paura, la rabbia, la tristezza, il dolore ahhh il sentimento di essere stati fra virgolette ‘sconfitti’ ma anche la forza di uscire da quella sconfitta per trovare la direzione.

Ora io voglio chiedervi di chiudere i vostri occhi e di andare al momento in cui avete scelto di essere in questo cerchio, qual è stata la spinta che mi ha portato ad essere qui, quali sono le cose per le quali ho scelto di esserci. E nel momento in cui ho scelto, come mi sono sentito. E guardo il momento in cui ho chiuso alle mie spalle la porta della mia casa, ho salutato le persone che fanno parte della mia vita. E vado a quel momento in cui ho varcato la soglia di questo spazio e ho messo piede in questa terra, quali sono le mie aspettative e quali sono le mie paure. E vado indietro nel tempo al tempo in cui per la prima volta sono entrato in un cerchio, nel mio primo seminario, vado al giorno in cui ho incontrato arkeon, quali erano le cose chi io mi aspettavo e quali cose ho incontrato.

Guardo anche chi era la persona che ho portato in quel primo seminario, quali erano i miei valori, quali erano le cose per cui io avevo combattuto, quali erano i miei desideri, le mie illusioni, qual’era il mio modo di rapportarmi alla mia vita, alla realtà e al mondo e guardo quello che è accaduto in questo tempo, guardo quello che in questo tempo è avvenuto, ma guardo anche come nel mio cuore ho incontrato una direzione che non conosco, ho incontrato una strada, e porto la mia attenzione su queste mani che sono nelle mie mani e guardo per quanto tempo ho desiderato di avere nelle mie mani le mani di qualcuno di cui io potessi fidarmi. Avrei voluto fossero le tue, padre, o le tue, madre. Ma guardo anche una ferita profondissima e una sorta di solitudine. E guardo anche una parte sacra nel mio cuore dove ho sentito muovere la spinta di una cosa che posso chiamare spirito, dove questa spinta mi porta a essere concreto, vero, a essere dentro la mia storia, ed è la stessa spinta che mi porta a lasciare alle mie spalle un cuore di pietra per incontrare un cuore di carne. (…)

Il video si interrompe e riprende inquadrando il Moccia che accende una fiaccola dal piccolo fuoco che arde al centro del cerchio. I partecipanti stanno lasciando uscire un suono che dovrebbe essere il canto della loro anima, che hanno trovato in fondo al loro essere guidati, sempre ad occhi chiusi, dalla voce del Moccia. Il tenore di questo canto cambia, può essere armonico, come in questo caso, o assolutamente cacofonico, pieno di urla di dolore e di rabbia, a seconda di quello che il Moccia suggerisce durante la visualizzazione guidata. Il Moccia comincia a girare nel cerchio con la fiaccola accesa in mano. (41:53)

Ora rimarremo con gli occhi chiusi. Il significato degli occhi chiusi, il significato degli occhi chiusi è misurare la mia capacità di affidarmi. La parte più difficile, ed è la parte che noi abbiamo dimenticato nella nostra storia, è la capacità di avere una guida, un maestro. Quello a cui siamo stati abituati è quando qualcuno ci dice qualcosa è chiederci perché, non è così, oppure io voglio fare di testa mia. Questo è anche giusto, però so che dovrò anche prendermi la responsabilità dei risultati.

Io guardo la mia ribellione a mio padre e oggi guardo la mia obbedienza a mio padre; guardo la mia ribellione a Dio, e guardo la mia obbedienza di oggi e dico grazie per questo mistero, posso permettermi che tu mi prenda per mano e che mi guidi.

Ora simbolicamente faremo una cerimonia nella quale ciascuno di voi dovrà tenere stretta la mano della persona che è davanti a voi, ma anche stretta quella della persona che vi segue e dovrete avere il coraggio di lasciarvi portare. Qualche volta incontrerete degli ostacoli, ci sbatterete la testa contro, è tutta esperienza. Rimanete con gli occhi chiusi e, come dicevano gli antichi, che Dio ve la mandi buona. Qualche volta anche nella merda."

In questo video si vede chiaramente come i partecipanti, cui è stato ordinato di tenere gli occhi chiusi, vengano tirati a camminare facendo lo slalom pericolosamente vicino alle grosse candele poste a terra, col rischio di bruciarsi o incendiare gli abiti. Una persona, infatti, ci cammina sopra (48:52). Dopo aver fatto girare un po’ la gente, il Moccia, che conduce la fila tenendo in mano una torcia, li fa fermare e li sistema in modo che ognuno abbia davanti qualcuno.

Moccia: "Ora potete fermarvi dove siete. Andate più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, più indietro, un poco più indietro. Oh! Ohhh! Potete fermarvi dove siete (51:29). E quello che voglio chiedervi è di guardare cosa avviene dentro, di guardare se vi siete fatti accompagnare o se c’è stata resistenza o paura. Guardate come il senso di minaccia ha il potere di guidare la vostra storia, la vostra vita. "

Da notare che le persone non hanno gli occhi aperti; comincia una delle numerose visualizzazioni guidate che Moccia usa spesso, suggerendo ai partecipanti le emozioni che dovrebbero provare).

Moccia: "Dove qualunque cosa sia, io non so se posso fidarmi. Però se non posso fidarmi io non avrò neanche risultati, per la mia storia. E quando guardo la mia storia guardo come questa storia qualche volta è scialba: poca gioia, poca bellezza, poco amore. Il desiderio è forte, la spinta è forte, però io non mi smuovo da ciò che penso di me e del mondo, non sono capace di andare oltre, non sono capace di dire sì.

E allora vivrò il mio piccolo mondo, con le mie piccole soddisfazioni, le mie piccole illusioni, le mie piccole paure, la mia piccola vita e continuerò a farmi male. La domanda che sale è “come posso fare per potermi fidare?” La risposta è che la fede non si compra al mercato, ma è qualcosa che uno sente dentro quando è pronto, quando l’anima risuona e la vita si apre. Fino a quel momento, quel che guida la nostra storia è la paura, che è la paura di essere feriti, è la paura di essere abbandonati, è la paura di essere traditi, come lo siamo già stati. Un giorno scopro che la mia vera paura è quella di essere amato, la mia vera paura è quella di scoprire la grandezza che c’è nel mio cuore, la mia vera paura è di scoprire chi sono."

Da notare al 55:47 che già questa ‘visualizzazione emotiva’ comincia ad avere i suoi effetti su alcuni partecipanti.

Moccia: "Nel frattempo, quello che ho fatto è aspettare. Il mio invito per voi, ora, è mettere di fronte a voi la vostra vita. E guardatela, ma soprattutto guardate una cosa che si chiama solitudine."

Panoramica sui volti di alcune donne. Verso il min. 57:30 ne vedremo una piangere sommessamente.

Moccia: "Lascio scivolare davanti ai miei occhi il volto delle persone che ho incontrato, le persone con cui ho avuto una relazione, e la domanda che ho nel mio cuore è se io veramente ti ho incontrato. E scopro che io non potevo incontrarti perché non avevo ancora incontrato me stesso, non potevo vederti perché non avevo ancora visto me stesso, non potevo amarti perché non riuscivo ancora ad amare me stesso, non potevo conoscerti perché non conoscevo ancora me stesso. E guardo come un giorno, nella mia vita, forse è arrivata una luce, ed è la luce che mi ha aperto gli occhi, che mi ha permesso di vederti. Quando vedrete una luce davanti ai vostri occhi, allora li aprirete per incontrare l’altro."

Moccia prende in mano la torcia, che durante la visualizzazione guidata aveva lasciato ardere su un supporto, e comincia il giro fermandosi davanti ad ogni partecipante cui agita la torcia davanti al viso. A quel segnale, il partecipante apre gli occhi e si trova faccia a faccia col Moccia che lo guarda intensamente negli occhi e, a volte, gli mormora frasi ad effetto (tipo ‘bentornato a casa’, ‘ce la faremo’ ecc. – questo lo so perché sono state dette a me personalmente e immagino che anche altri ne abbiano sentite di simili).

(59:45) Qui si nota la posizione delle persone. Il cerchio non è chiuso. Si vedrà a breve che il Moccia prenderà una torcia e, iniziando da una delle estremità della fila (quella che comincia con sua moglie o, in mancanza, con uno dei suoi maestri più fidati) inizierà il giro posizionandosi davanti ad ognuno dei partecipanti. Chi apre gli occhi alla vista della maggiore luminosità causata dalla torcia davanti al viso, dopo essere stato ‘occhi negli occhi’ col Moccia, si troverà ‘occhi negli occhi’ con tutti quelli che lo seguono fino ad esaurimento delle persone.

Si può notare come, soprattutto all’inizio, il Moccia sussurri frasi di benvenuto e di buon lavoro ai partecipanti (ma anche più esplicitamente affettive tipo il ‘ti porto nel cuore’ che viene sussurrato ad un uomo al 1:12),che all’inizio della catena umana sono prevalentemente i maestri iniziati da lui.

Potrebbe sembrare un esercizio ‘leggero’, ma si nota come già molta gente cominci a piangere (1:14) o manifestare uno stato emotivo sovraeccitato.

Le persone all’inizio e alla fine della fila sono sempre maestri iniziati dal Moccia perché anche all’interno del cerchio c’era una precisa gerarchia per quanto riguarda i posti occupati alla destra e alla sinistra del Moccia che era, come comprensibile, il punto più importante della circonferenza.

La fila finisce proprio davanti alla porta del tempio, dimodoché chi arriva alla fine possa lasciare andare la mano di chi lo precede ed entrare a prendere posto nel tempio. Come si può notare, l’ambiente è accuratamente allestito per creare una certa atmosfera: illuminazione a candele, altare entrando sulla sinistra, accessori che dovrebbero indurre una miscellanea di suggestioni con richiami etnico-tribali agli indiani d’America (tamburi in pelle con disegnini di bisonti alle pareti, il teschio di qualche animale in mezzo al triangolo al centro), alla tradizione nipponica (il triangolo è formato da catane in legno da addestramento, lenzuolino con il disegno di un ideogramma che dovrebbe significare ‘reiki’ appeso dietro alla sedia del maestro, riconoscibile anche dal fatto che è l’unica coperta da un drappo bianco), gong di non trascurabile dimensioni che servirà a scandire, fra gli altri, alcuni momenti clou degli esercizi più violenti che avranno luogo durante i giorni successivi e altri che si vedranno man mano.

Fra i ‘pezzi forti’ vi è la statuina che si nota alla base del triangolo formato da catane e ceri al centro della stanza: chiamata Penelope (forse troviamo in questo nome un qualche richiamo mitologico?), col suo ventre cavo e pieno di appuntiti cristalli violacei – è un geodo d’ametista – risveglia e catalizza facilmente i vari ‘processi’ delle donne e/o che coinvolgono le donne – madri, compagne, sorelle ecc ecc -.

Si ringrazia per la seguente trascrizione l'utente Tiresia del forum CeSAP per il tempo dedicato e la grande pazienza (bit.ly/​gGbVTs). E' un operazione molto utile ai fini della ricerca criminologica, per il lavoro degli inquirenti e per tutti quanti, vittime degli abusi psicologici della psicosetta Arkeon vogliano rielaborarne il vissuto.

sabato 18 dicembre 2010

Di Marzio nuova leader di Arkeon

La Di Marzio è attualmente indagata per associazione a delinquere e abuso della professione, in quanto divenuta guru in pectore di Arkeon, affiancandosi al fondatore, Vito Carlo Moccia.
Ha continuando le attività di proselitismo di nuovi membri nonostante un'ordinanza vietasse ai membri di Arkeon di riunirsi tra loro.

Nel video la Di Marzio da chiare disposizioni ai membri della psico setta Arkeon su come raggirare le disposizioni della Procura di Bari.

Alla fine dell'incontro del 9 febbraio 2008 qui filmato la Digos è intervenuta con un blitz.


Arkeon - Di Marzio Seminario 9 febbraio 2008 (1 di 2) from arkeon on Vimeo.

Arkeon - Di Marzio - Seminario 9 febbraio 2008 (2 di 2) from arkeon on Vimeo.

Arkeon - La via del Padre

Arkeon - La via del Padre from arkeon on Vimeo.

Il presente blog psicosettarkeon denuncia e informa sulle attività della psico-setta Arkeon. Il guru Vito Carlo Moccia, è indagato dalla Procura di Bari per esercizio abusivo della professione, truffa aggravata, associazione a delinquere, violenza sessuale, violenza privata e calunnia.


Arkeon?

Arkeon è un controverso gruppo di crescita personale nato in italia fondato da Vito Carlo Moccia. Arkeon ha ottenuto una certa popolarità nazionale e internazionale grazie all'adesione al gruppo del prelato della Chiesa Cattolica, Francescano Cappuccino Raniero Cantalamessa.

In questa intervista, Vito Carlo Moccia descrive il metodo come un percorso "allo sviluppo individuale e auto-miglioramento". Alcuni dei valori chiave di Arkeon sono il sentimento di "appartenenza", lo spirito del "padre", i riti di passaggio, la devozione agli antenati, la forza che si incarna nel coraggio. Secondo Moccia, questi valori sono quelli della civiltà contadina, che lui ritiene essersi persi nella civiltà moderna.

Arkeon non è un nuovo culto o un nuovo movimento religioso. I suoi membri appartengono alla Chiesa Cattolica Apostolico Romana. Le persone che hanno fatto parte del gruppo nel corso degli anni si stimano nell'ordine di alcune migliaia, pressoché tutti italiani.

Arkeon è stata fondata come associazione nel 2000 da Vito Carlo Moccia ed altri maestri, sulle esperienze di insegnamento del Reiki. Moccia, descritto come il Primo Maestro italiano di Reiki Master, iniziato da Phyllis Furumoto, ha espanso le sue esperienze di insegnamento iniziali in direzioni diverse. Il suo metodo è diventato differente da quello di Furumoto e fu data una diversa denominazione: "Sacred Path".

Nel 2004, dopo l'apparizione di un articolo su una rivista di catechismo Cattolico, il Reverendo Padre Raniero Cantalamessa intervistato da Vito Carlo Moccia per un programma TV nazionale dello stesso Capuccino sulla Radio Televisione Italiana (RAI) sul rapporto padre-figlio.

Nell'ottobre 2007, dopo una serie di trasmissioni TV critiche, con la partecipazione di persone che si dichiaravano vittime di abusi, e richiesta di indagini di polizia da parte di una organizzazione anti-sette, la Procura della Repubblica di Bari ha iniziato le indagini investigative nei confronti di Moccia ed altri cinque membri del movimento. I seminari di Arkeon ufficialmente sono stati sospesi, le sedi dell'associazione e i materiali ivi contenuti sequestrati, i siti internet oscurati. All'inizio dell'aprile 2008, le indagini erano ancora in corso. Diverse forme di abuso sono state imputate, dalla violenza fisica, alla violenza sessuale, agli abusi psicologici. Diversi membri di Arkeon negano ogni condotta criminale.

Dopo i suoi contatti con Arkeon, il Rev. Padre Raniero Cantalamessa, in una intervista, dice che "egli non ha mai partecipato ad alcun meeting", e ha definito la stessa campagna dei media su Arkeon una "caccia alle streghe".

Nel 2008, la psicologa italiana e teologa Raffaella Di Marzio, una esperta di sette, ha cominciato studi e ricerche sul movimento. Dopo aver raccolto qualche intervista e partecipato ai meeting con altri membri, è stata accusata dalla polizia italiana di associazione a delinquere al fine di continuare gli abusi di Moccia e diventare il nuovo leader di Arkeon. Colleghi e osservatori esterni hanno reagito con incredulità. Il suo sito web sulle sette e psicologia delle religioni "Sette, religioni e spiritualità" è stato posto sotto sequestro e oscurato dalla Procura della Repubblica, per motivi di indagine.

Il video è materiale di auto promozione diffuso dall'associazione e viene rilasciato per scopi di studio e ricerca scientifico-criminologica secondo le leggi internazionali del diritto d'autore incorporate nel Copyright Act del 1976, che consente la riproduzione per scopi di critica, commento, indagine giornalistica, insegnamento e ricerca, senza infrazione dei diritti di copyright che restano degli autori. I fattori che determinano la possibilità al riproduzione sono: scopi non di lucro e di educazione/insegnamento, la natura promozionale del video, la selezione dei contenuti da un più ampio archivio audio visivo complessivo di circa 100 ore, l'assenza di effetti dei copyright sul mercato in quanto l'associazione è stata sciolta dalla Procura della Repubblica Bari e non può svolgere attività commerciali.

Il materiale audio/video è rilasciato così com'è.



Trascrizione

Arkeon - La Via del Padre
un'intervista a Vito Carlo Moccia


MAESTRIA

[5:57-7:42]"Devo dire che la nascita della Maestria almeno nella mia esperienza personale non era intenzionale, cioè io non sono andato fuori con l'intenzione di imparare delle cose per poi insegnarle...perché il sentimento era che il paziente sul tavolo operatorio ero io, cioè io sono andato per imparare e infatti nel mio pensiero c'era "OK ho concluso il mio percorso adesso chiudo metto tutto in un cassetto e dimentico, dimentico tutto quello che ho imparato, e uso le cose che ho imparato e uso nella mia vita nel mio quotidiano" questa era la mia intenzione.. quello che è successo invece e che un giorno ho aperto la cassetta delle lettere e ho trovato un invito ad un seminario che era tenuto da me cioè dei farabutti alcuni dei miei amici che a cui diciamo avevo parlato di questa cosa avevano preparato proprio avevano organizzato proprio un seminario a mia insaputa e io ho ricevuto questo invito e mi son detto ci vado non ci vado, al che ho protestato con questa cosa invece questi l'avevan fatta partire sul serio infatti mi ricordo un venerdì sera in cui arrivo in questo posto e mi aspettavo che non ci fosse nessuno che fosse uno scherzo invece c'erano 21 persone nuove che volevano fare questo lavoro il giorno dopo, infatti mi è venuta una crisi di insicurezza e ho chiamato una mia amica che era maestra a Berlino e adesso tu vieni che dobbiamo fare questo seminario insieme. quello è stato il mio primo seminario."

SUO PADRE

[9:09] "La via del padre è la via di mio padre cioè dove io guardavo mio padre e lui ha sempre avuto questo pezzo di autorità, questo pezzo di forza, e questo pezzo di onestà veramente grandissima..però io, da un lato guardavo lui e dell'altro lato guardavo il mondo e la sensazione é che onestà fosse sinonimo di, si dice da noi, "fessaggine" cioè di essere stupidi allocchi, infatti quello che io chiedevo a mio padre é perchè tu non utilizzi quello che sei e quello che sai per costruire una identità che avesse anche una valenza di immagine di forza riconosciuta nel mondo, mio padre per molti anni è stato consigliere comunale assessore eccetera però era ritirato e quello che io ho capito nell'arco degli anni e che io ho avuto bisogno di ribellarmi a questa cosa perchè sentivo che c'era una forma di dolore che poi ho compreso essere legata al distacco da suo padre da suo fratello diciamo dalla parte maschile della sua famiglia."
[10:25]

ad un gruppo numeroso di uomini abbracciati l'uno con l'altro in cerchio circondate da un cerchio di donne distese su un bel prato e palme

"Voglio chiedervi di guardarvi di guardare la paura che avete vissuto con gli uomini che la paura la paura di essere deboli la paura del confronto fisico la paura di varcare la soglia dell'identità per essere nel mondo come guerrieri."

[10:52] "Poi diciamo nell'arco degli anni e come se io l'ho abbandonato e quando io ho deciso proprio di iniziare il mio lavoro come imprenditore e quello che lui mi disse, io avevo 25 anni, "non voglio essere la causa del tuo fallimento per cui ti sostengo, hai il mio sostegno per un anno sul piano economico poi devi farcela da solo", e io di là son partito, son partito lavorando 15 ore al giorno e anche di più e proprio mettendocela tutta, io dovevo dimostrargli proprio che io ce l'avevo fatta, e la sensazione é che io poi ce l'ho fatta, infatti credo che in tre anni io ho guadagnato quanto lui ha guadagnato in tutta la sua vita e io andavo da lui con i risultati e gli dicevo "papà guarda che quest'anno ho guadagnato tot dopo le tasse" ..ed erano centinaia di milioni, e lui mi guardava e mi scuoteva la testa e mi diceva "non sei ancora pronto" e io per anni mi sono chiesto che cacchio vuole dire non sei ancora pronto, che significa? cosa vuole dire con queste cose"
[12:09]

"E dopo io ho cominciato proprio a sentire salire questa voce, che era la voce di mio padre, le cose che lui mi diceva, le cose alle quali io mi ribellavo, e così via e poi era la 19 di settembre del 97, ero a fare un seminario, e c'è stato un momento proprio terribile per me, ho sentito questo pianto che saliva in maniera incredibile, e quel 19 di settembre è stato proprio il giorno in cui io ho versato tutte le lacrime che non avevo mai versato in vita mia, avevo sentito proprio questa voce che diceva "papà mio" ed è stato per me proprio il ritorno nelle braccia di mio padre.. e la cosa stranissima e come se nel mio cuore c'era questa voce che diceva "adesso io vivo in te e ti consegno il mio fuoco"
[13:27]

LA FAMIGLIA E RAPPORTO UOMO-DONNA GENITORI E FIGLI

un prete gli chiede "e la famiglia, la moglie ha avuto qualche parte in questa riconciliazione?"

Moccia "è stata fondamentale perché la sensazione è che mia moglie mi ha accompagnato proprio verso lo spazio sacro di mio padre, ed è come se lei nel chiedermi di avere l'autorità di uomo all'interno della famiglia e come se proprio mi ha accompagnato in quello spazio come se fosse il dono di mio padre a me"

[14:36] "La nostra cultura viene fuori da radici molto chiare e precise infatti la nostra civiltà che dura da diecimila anni, parlo della civiltà occidentale nasce da quella che era chiamata la civiltà contadina, ora quello che sta accadendo oggi è il crollo della civiltà contadina che è durata diecimila anni, che è il crollo di tutti gli archetipi del collettivo, per cui l'identità del padre, la scomparsa del padre, la scomparsa del culto degli antenati, la scomparsa della figura del guerriero, sostituita possibilmente dal casalingo o da altre identità dove il maschile perde la forza, perde la dignità anche dell'identità"[16:32]

[18:10] "Quando abbiamo parlato prima della civiltà contadina e come nella civiltà contadina il territorio, che poi non è soltanto il territorio fisico, ma è l'identità culturale di un popolo di una nazione era difesa dalla forza dei guerrieri, dove il guerriero non va inteso quello che c'ha le armi e fa il guardiano dei confini, ma il guerriero è colui che usa la lingua sacra dei padri, il guerriero è colui che onora l'integrità, è colui che riconosce la direzione degli avi, degli antenati, e l'accoglie come testimone e la trasferisce ai figli che saranno il mondo che verrà. Noi infatti in questo lavoro la direzione degli uomini è accompagnare gli uomini ad avere questo tipo di identità, che è la chiarezza negli occhi, la lucidità nella mente, l'apertura del cuore, e il potere personale. E credo che questa è la via di quella parte della nostra scuola che si chiama AiKoRyu, che è la scuola dell'antica armonia"
[19:30]

un uomo pelato sdoppiato e musica emotiva simula le movenze di un guerriero giapponese con una spada katana nella scuola di ArKiDo
[20:50]

LE DONNE

"Per le donne invece il percorso c'è una solitudine più profonda perché le donne sono segnate anche, quando questo è successo ovviamente, dalla parte del dolore delle proprie madri e dove quello che noi come figli impariamo non è quello che ci viene trasmesso attraverso le parole ma è quello che i nostri occhi hanno visto quando eravamo bambini"

un seminario due donne sedute per terra circondate dal gruppo di partecipanti

"è come se madre e figlia si guardano e c'è un patto che non è un patto condiviso con le parole ma è un patto di sangue e di anima"

Donna intervistata "cosa ho fatto nella mia vita non mi accade niente, non ho fatto niente, sono caduta nel vuoto, e nel vuoto ci sono stata parecchio, fino a qualche settimana fa, e sono tornata indietro nei miei vecchi atteggiamenti, c'era la Carla di 20 anni fa, cioè prima di iniziare questo lavoro"
Moccia "chi era la Carla di 20 anni fa?"
donna sul punto di piangere: "quella che uccideva tutte le persone che l'amavano, quella che sfidava suo padre ma sfidava anche sua madre, quella che ha fatto fuori un marito.. quella che sta tentando..ha cercato di far fuori anche un compagno" [22:30]

"Quando come donna io mi separo dalla parte, tra virgolette, del dolore di mia madre e vado verso la parte sacra di mio padre per riceverne la benedizione, scopro che il padre in fondo è colui che permette lo strutturarsi di un archetipo, che è l'archetipo del maschile interiore, dell'uomo interiore, e dove il compito del padre è quello di sostenere, custodire l'innocenza e la forza della propria figlia, perché possa essere accanto ad un uomo, e possa essere felice con un uomo"
[23:10]

"Io voglio chiedere a Carla di vedere la mani di suo padre, guardale, queste sono le mani che hanno lavorato per te, ti hanno coccolata, ti hanno aspettata, fino ad oggi."

intermezzo musicale su immagini emotive di abbracci tra padre e figlia circondate da tante donne in cerchio tutte in ginocchio piangenti

[25:20] Un padre parla a moccia "Vito, le mani su mia figlia e su mio figlio, dal giorno che sono nati, dal giorno che sono nati, che li ho avuti, l'ho sempre sentito, io l'ho sempre sentito, io non li ho abbandonati mai nel pensiero un minuto"

[25:50] "La nostra è la via del padre, dove l'identità è maschile e sacra, maschile e sacra non vuole dire contro le donne, dove le nostre donne sono regine ed è giusto che siano regine, e i figli sono sani perché sono dei padri e accompagnati dalle madri

[26:00] Voce papale, dei padri prendono dei neonati dalle donne e li sollevano in aria il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura, il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore, ascolta Signore la mia voce, io grido abbi pietà di me, rispondimi, di Te ha detto il mio cuore cercate il suo volto, il tuo volto Signore io cercherò, non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo, sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi, spera nel Signore, sii forte sii rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore, si spera nel Signore

[27:35] "Quando un uomo e una donna si incontrano sono due mondi che vengono a confronto, e nel venire a confronto questi due mondi, innanzitutto si scontrano prima, e quello che accade è un processo attraverso il quale noi passiamo, dove si definiscono i ruoli, si definiscono le identità, credo che dentro questo incontro ci sia il mistero della relazione, il mistero della coppia, dove la coppia non è un sogno da realizzare, ma è un progetto, è un qualcosa in cui è importante proprio il lavorare insieme, per diventare una sola carne"

[28:20] musica, donne e uomini ad occhi chiusi

[28:50] "Quella relazione è qualcosa che cresce nel tempo, cresce nell'intimità, nell'appartenenza, purché entrambi abbiano una intenzione chiara, ma soprattutto abbiano una ricerca in comune di questo spazio che è l'amore."

[29:00] intervista ad una coppia con un neonato

"La nostra storia era difficile e soprattutto non sapevamo se era vera, il lavoro di arkeon ci ha dato la speranza e la fede perché dove noi non ce la facevamo, noi non arrivavamo, dove il limite era così forte avevamo la direzione, la tua protezione, le storie di tante persone che avevano affrontato i loro passaggi, e questo nella nostra storia, anche prima, per arrivarci alla nostra storia."

[29:50] Moccia chiede alla coppia: "cos'è per te avere un uomo a fianco?"
"Avere un uomo a fianco è il mio sogno di bambina che si realizza, darsi la mano sempre, svegliarsi la mattina è sapere che non si sarà più soli, che non sarò più sola, che saremo insieme per l'eternità, e che Dio ci ama e ci ha dato questo strumento per conoscerlo."

[30:25] "è come il rapporto tra cielo e terra, è come il rapporto attraverso il quale la terra che ha accolto il seme e lo restituisce e permette a questo seme di trascendere la terra stessa, per raggiungere questa direzione verticale, infatti quando parliamo del mondo della mater, che è il mondo orizzontale, il mondo mater-iale, questo mondo orizzontale è lo strumento attraverso il quale può essere permessa la trascendenza, dove la trascendenza è proprio il prendere questa direzione verticale, dove il mondo femminile, quindi il mondo della mater quindi della materialità, è custode del potere di trascendenza, cioè di trascendere la direzione orizzontale per raggiungere quella verticale, che è il mondo maschile"
"infatti quando io guardo il mondo delle donne e il mondo degli uomini, e guardo queste due forme che sono straordinarie, sono magnifiche, e questi due mondi si incontrano, in realtà nasce la bellezza, e questa bellezza è il dono che Dio ci ha dato, io tante volte ho riconosciuto come il ventre di mia madre è stato quello spazio sacro nel quale mio padre ha deposto il suo sogno, il suo seme, il suo progetto che ero io, e come mia madre sia stata il custode di questo progetto, di questo sogno, e dove il mondo orizzontale della madre non è inferiore a quello verticale del padre, ma sono come cielo e terra, sono insieme, sono complementari e uno senza l'altro non potrebbe esistere da solo, la direzione verticale della trascendenza non sarebbe possibile senza una terra che nutre le radici di questo albero che sale verso il cielo, come quella terra sarebbe arida e secca se non ci fossero quelle radici che affondano in quella terra e la rendono fertile, per cui questi due mondi parlano tra di loro, io direi meglio danzano tra di loro, e noi dobbiamo permettere questa danza, questa danza può essere permessa soltanto dal riconoscimento del rispetto dei ruoli, che sono ruoli indispensabili l'uno all'altro, e complementari tra loro, e uno permette all'altro la parte che all'altro manca, quindi gli uomini e le donne possono essere veramente insieme, diventare una solo carne, un solo sangue, e questa cosa è meravigliosa perché rigenera l'unità tra cielo e terra, tra l'uomo e Dio"

[33:30] intermezzo musicale, abbracci e lacrime, scene matrimonio

[35:00] "Quando io riesco a riconoscere la parte sacra di mio padre, e mi rendo disponibile a ricevere le mani di mio padre sulla mia testa, e le parole "figlio mio carne della mia carne, sangue del mio sangue" per riceverne la benedizione, questo non porta ad una gioia, all'inizio sto benissimo, però poi mi accorgo che nasce una sorta di nostalgia, di tristezza, questo perché? perché questo mi porta ad uscire dalla condizione di figlio, quando esco dalla condizione di figlio quello che devo ritrovare è anche l'altra parte di mio padre, quella in cui lui ha rinunciato, lui tra virgolette è stato sconfitto in una certa forma"

[35:45] "questo è quello che noi abbiamo ricevuto come eredità, questa eredità c'è un pezzo di chiusura, c'è un pezzo di confusione, ma c'è anche un pezzo di appartenenza"

[36:06] "credo che questa parte piccola del padre in cui ci sia la rinuncia, la sconfitta, l'assenza, la mancanza di responsabilità e in qualche caso la fuga, e in qualche caso la ferita, la rabbia, il dolore, che ha accompagnato la vita di molti padri"

[36:50] "quello che accade e che io posso tornare alla parte sacra della madre, che è la parte sacra di questo mondo orizzontale, che permette proprio la vita, e io in me ho integrato queste due parti, la parte sacra di mio padre e la parte sacra di mia madre, e quando tutto questo è avvenuto esiste un completamento"

[37:30] molta gente in una stanza, Moccia "posso essere per una volta nei tuoi occhi, posso essere per la prima volta nei tuoi occhi, e quello che guardo è che spesso ho bisogno di mettere delle parole, perché mi sento minacciato, la domanda è "da cosa mi sento minacciato", dalla mia bellezza e dalla tua, e come se devo riempire un vuoto, sceglietevi una persona in questo cerchio, e siate per la prima volta ora l'uno di fronte all'altro, e voglio essere ora per la prima volta nei tuoi occhi, e guardo chi sei per me, guardo la mia distanza da te, ma anche il mio bisogno di incontrarti, guardo tutte le cose che non ti ho mai detto, guardo tutte le cose da cui sono fuggito, guardo tutte le cose in cui ti ho ferito, guardo in te tutte le cose che mi hanno ferito, dove in fondo abbiamo usato questa ferita per non incontrarci, e per rimanere separati, guardo la mia arroganza la mia presunzione ma anche la mia paura, ora per un momento chiudo i miei occhi"
[40:10]

Moccia ad un gruppo di persone "e davanti a me c'è il tuo volto, padre, e io lo guardo, e so che vorrei chiederti scusa, quello che mi interessa è soltanto toccare dove io sono stato con te, davanti ai miei occhi ci sei tu figlio o figlia, riguardo dove anch'io sono stato con te, porto davanti ai miei occhi tutte le persone che mi hanno amato e che ho amato ma che non sono riuscito ad incontrare, ora posso riaprire i miei occhi e guardo tutte le cose che non ci siamo detti, e vado avanti nel tempo, prima abbiamo parlato della nostra infanzia, e così come noi abbiamo i nostri ricordi dietro di noi, il mio invito per voi è andare avanti nel tempo, dove avanti nel tempo io posso andare all'ultimo giorno della mia vita, uno dei due andrà via e l'altro continuerà il suo percorso in solitudine, questa cosa sicuramente accadrà e sarà il giorno padre in cui io chiuderò gli occhi per l'ultima volta e ti accompagnerò, e sarò il giorno in cui, compagno o compagna, io me ne andrò o tu te ne andrai.."

[43:18] "e sarà quello il giorno in cui io riprenderò il mio cammino in questa solitudine conservando nel mio cuore la faccia che è la traccia della bellezza che ha segnato il nostro cammino, e da quel giorno io potrò comprendere un pezzo di verità e potrò comprendere il mistero"

LA MORTE

[43:45] "Una delle cose che la nostra civiltà ha fatto è stato rimuovere la morte la rimozione della morte è utile alla nostra cultura come possibilità per dare via a quel delirio di onnipotenza, dove noi crediamo di potere tutto, di poter fare tutto, di poter essere tutto, e io credo che la morte riconduce le persone all'umiltà, e la libertà da ciò che io so di me stesso, del mondo, e mi riconnette alla parte più semplice della mia anima, e dove quando tiro le somme, le somme non sono le somme di un business plan, ma sono le somme della mia vita, non dirò quanto ho guadagnato, ma dirò sono stato felice? le cose che ho fatto sono quelle che mi appartevano veramente? mi sono sentito autentico? che cosa ho lasciato ai miei figli? qual è il segno che io lascio nella storia? anche nella storia famigliare, posso riconoscere nel tempo della mia morte che posso essere degno di essere tra gli antenati della mia famiglia"

[45:20] "Tutto questo non può essere svelato attraverso il pensiero, la mente, perché la mente ha una volontà di controllo, ecco perché la cosa più sacra che Dio ha creato oltre la vita è proprio la morte."

"Perché la morte mi porta fuori dal controllo, dopo la morte non posso più controllare nulla, i miei strumenti svaniscono, e l'unica cosa che rimane è ciò che sono, dopo aver dimenticato tutti ciò che so,"
"e credo che quel che rimane è la bellezza e in questa bellezza c'è la carezza di Dio e c'è l'anima"
"e dentro questa cosa c'è il senso della ricerca che noi abbiamo, per tutti gli anni della nostra storia"
"io un giorno molti hanni fa ho fatto una preghiera "Signore fammi comprendere, ma non alla fine, un po' prima, perché poi quello che mi rimane, mi serve a condividere cio che ho compreso" e condividere non è spiegare, ma è accompagnare nell'esperienza di questo cammino e di percorso, dove in realtà non state imparando da qualcun altro ma state imparando da voi stessi, dove in questo cammino voi siete il maestro voi siete l'allievo, e l'uno parla all'altro infatti quando io mi chiedo dove porta la saggezza di questa via invisibile, è a morire da guerriero... è come il samurai che porta accanto a sé la sua morte, ed è proprio la sua morte che da un senso una forza alla sua vita"
[47:55]

[48:10] "Perché il compito archititico della madre è consegnare ai figli un nutrimento, il compito del padre è consegnare ai figli l'iniziazione e la ferita, l'iniziazione e la ferita il modo con cui io come figlio riesco a comprendere e trascendere quella ferita, farà di me un uomo, la ferita che mio padre mi consegna è lo strumento attraverso cui io possa morire attraverso quella ferita per rinascere questa cosa è accaduta anche al nostro capo quando il padre non gli ha chiesto di andarsi a fare una passeggiata in Ferrari nel mondo ma come figlio di Dio gli ha chiesto di morire in croce [NdR:!?!] quella è la voce più sacra che mette il figlio di fronte ad una ferita che lo trasforma in un adulto in un uomo"

[49:35] "Soltanto quando sono andato attraverso quella ferita io posso rinascere, ciascuno di noi ha ricevuto grandi ferite, ecco perché siamo qui, ma ecco perché voi siete uomini grandi, perché la comprensione di quella ferita vi permette di essere adulti"
[50:00]

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Arkeon
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